Il discorso della Boccassini al CSM nel 1992. Per non dimenticare

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Piange e accusa, Ilda Boccassini. Il pubblico ministero milanese della “Duomo connection” esce vincente dal suo processo, dall’ inchiesta contro gli uomini della droga e del riciclaggio e della corruzione nata due
anni fa dal suo lavoro insieme con Giovanni Falcone. Subito dopo fa irruzione nella grande aula al primo piano del tribunale, dove è appena iniziata la commemorazione di Giovanni Falcone. Per quindici minuti sulla platea scende il ghiaccio. Sui colleghi, sui vertici della procura, sulle correnti dei magistrati Ilda Boccassini scaraventa l’ accusa di avere isolato e insultato Giovanni Falcone, di portare una parte delle colpe della sua morte.

Giovanni sapeva di dovere morire. Ma gli è toccato morire con l’ amarezza di essere lasciato solo”. Indica con nome e cognome i giudici che oggi, secondo lei, non hanno il diritto di piangere Falcone. In prima fila il procuratore generale Giulio Catelani, il procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio (che poi la condannerà severamente), l’ avvocato generale Mario Daniele. “Io sono forse l’unica amica che Giovanni ha avuto qui. Sabato sono andata a Palermo ma l’ ho fatto alla chetichella, tardi, quando tutti se n’ erano andati. E domenica mattina sono tornata presto all’obitorio, perchè volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche.
Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un’assemblea dell’ associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse, ‘ Falcone è un nemico politico’ . E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire – come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia – che Falcone era un venduto, una persona non più libera dal potere politico”. Ancora: “Giovanni aveva scelto l’ unica strada per continuare a aiutare i colleghi, andando al ministero
per fare sì che si realizzasse quel progetto rivoluzionario di una struttura unica per combattere la mafia”
. Ilda Boccassini insiste su questo punto, invita il ministro Martelli a non abbandonare i magistrati che credono nella Dna, denuncia lo smembramento del gruppo di carabinieri che hanno lavorato con lei e Falcone in questi anni. E conclude: “A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch’ io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all’ altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l’ ultima ingiustizia Giovanni l’ ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel’ hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘ Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali’ . C’ è tra voi chi diceva che le bombe all’Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Giovanni Falcone si sia venduto lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina. Ciao, Giovanni“.

Dall’archivio storico del Corriere, articolo di Luca Fazzo