Il lemma “Ciancimino” non può essere inserito su Nonciclopedia

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massimo_ciancimino[1]Per andare su Nonciclopedia devi essere una persona, anche solo per finta, seria. Ad esempio, su Nonciclopedia ci sono le sparate su Di Pietro, Marco Travaglio, il mio adorato Filippo Facci, Beppe Grillo, Carlo Lucarelli, etc…. Tutti nomi che presuppongono un operato del personaggio, che possa essere satirizzato, deriso o comunque preso in giro.

Questo è anche il motivo per cui Ciancimino non può essere inserito in Nonciclopedia: citando i fatti creeremmo un lemma al limite dell’assurdo e per ribaltare i fatti uscirebbe un comune cittadino ligio al dovere. Non farebbe ridere a nessuno il leggere di una persona con un padre sindaco che si fa i fatti suoi tutta una vita lasciando in pace il prossimo. Non farebbe ridere neppure pensare ad una persona priva di immaginazione, che non telefona a nessuno e con interessi quali la lettura, la pittura e l’architettura.

Non farebbe ridere a nessuno un lemma dove si legge di un ragazzo che lavora per pagarsi – a rate – una moto usata. Non farebbe ridere a nessuno neppure leggere del figlio di un mafioso che dice tutta la verità da lui conosciuta per far arrestare quei cattivi che gettano ombre sul suo passato, infangando il suo cognome. Ridereste se doveste leggere, tra le citazioni iniziali: “Ma che cazzo ne so io di chi è il Signor Franco! Avevo 7 anni all’epoca, a me interessava solo Mazinga Z!”? Oppure “Il papello? So che mio padre ne parlava, ma io quando avete perquisito ero in Francia, quindi non ho idea di cosa ci fosse in casa in quel momento”?

Il lemma di Nonciclopedia su Ciancimino sarebbe il ritratto di un ragionerie, scialbo, di un piccolo paese dove tutti gli artigiani ed i negozianti gli affidano la contabilità. Una persona precisa, ligia ai fatti ed attenta a documentare tutto quello che dice con prove e controprove. Se provassimo ad inserire una cosa del genere verremmo bannati in pochi istanti dalla community. Più o meno lo stesso motivo per cui il lemma di Wikipedia non descrive realmente il personaggio.

 

Li mortacci di Di Matteo

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matteo-ingroia-alla-187830_tn[1]Ore 3:40 del mattino del 25/03/2013, camera da letto del PM di Matteo.

 

E mo’…che faccio? che gli dico? Mori….Obinu….continuo a girarci attorno, allungo e allungo ma se non mi invento qualcosa questi provano di essere innocenti e se sono innocenti mi salta la trattativa e se salta la trattativa ci sputtaniamo tutti…tutti tranne il Re della Fontina, quello il culo se l’è parato tra Guacamole, conferenze elettorali e stambecchi. Noi invece siamo qui, a tentare di salvare la faccia, con quella piattola di Grasso che stasera va pure in TV a replicare alle accuse dell’altro infame, Travaglio, che ci ha tirati tutti in mezzo. Tutti parlano, fanno e disfano e poi? Poi qui a fare la figura dei fessi ci restiamo noi…

Ma che gli dico? Erano dei militari, agivano sotto l’ordine di politici che agivano in buona fede per fermare le stragi ma hanno collaborato con la mafia….se, e poi? come lo provi? Quelli hanno indagato tutta la vita, mica si fanno fregare da accusine del genere…. Pensa di Matteo, pensa… Io manco lo volevo accettare sto processo, mi ci hanno costretto i miei…. fallo per la famiglia, per la carriera, per l’onore. Chettenefrega, c’è gente che è morta su processi farsa e a distanza di 50 anni non si sa ancora niente…facile, per loro….

Qualcosa di assolutamente non smentibile…CI SONO! UN MORTO! Il morto non può parlare e non può smentire! Con Scalfaro è andata una bellezza! Un morto, però non un morto in vista. Uno nell’ombra ma sufficientemente in alto. Wikipedia, chi c’era in quegli anni in servizio? D’AMBROSIO! Certo, D’Ambrosio! Abbiamo pure un paio di telefonate con Mancino, noi diciamo che abbiamo capito servissero solo per una cosa, c’è solo Mancino che può smentire ma da indagato non conta nulla… Ci sto dentro, ci sto dentro.

D’Ambrosio, sì, era stato difeso dopo morto da Napolitano e avevano detto che avevamo fatto gravi insinuazioni su di lui, ma è la sua parola contro la nostra e poi…mica le abbiamo distrutte le sue telefonate! Ah, tra un mese decade pure lui e allora vediamo, se fa ancora il fenomeno! Complimenti a Ciancimino che ha evitato di far distruggere le telefonate.

Niente, la linea che seguirò è questa. Uff, speriamo in bene… Più che il processo mi preoccupano i giornalisti fuori, non so mai che dirgli…Aspè, forse mi è venuta un’idea, senti che robba: “fingendo di non ricordare da parte di politici, funzionari dello Stato e alti ufficiali dei carabinieri gli onorevoli Martelli e Scotti, gli appartenenti al Ros che di fronte agli stessi fatti hanno reso dichiarazioni contraddittorie e incompatibili fra loro. Noi sappiamo chi tra di loro abbia mentito». Perfetto, pure un po’ ad effetto. Tutto è a posto. Alle prossime elezioni però anche io mi butto in politica. Oramai non so più che inventarmi.

A che titolo Grillo va da Napolitano?

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grillo-di-pietro[1]…io non capisco. Non capisco a che titolo Grillo si presenti davanti a Napolitano. Chi è per gli Italiani, quelli con la lettera maiuscola perchè sinonimo di Stato Italiano e di popolo sovrano? Nessuno. Non era nè candidato e neppure candidabile, quindi il popolo elettore non ha scelto di essere rappresentato da lui, ma dai vari “cittadini in lista”. A che titolo si presenta davanti al capo dello stato? Non si sa. Ma lui non è nessuno. Il M5S e i suoi elettori hanno scelto i propri rappresentanti, i capogruppo e anche altre figure minori ma Grillo non è contemplato.

Non è contemplato neppure come “portavoce” che, stando al non statuto, avrebbe dovuto essere il candidato premier (a tutt’oggi sconosciuto). Ho cercato di capire, chiedendo a chi ha votato Grillo tra le mie conoscenze reali e virtuali, cos’è Grillo per il movimento. Mi è stato risposto “un megafono dall’alto impatto mediatico”. Ovvero un cartellone pubblicitario. Ora, avete mai visto un cartellone dell’Esselunga in consiglio di Amministrazione che decide su un aumento di capitale?

Qui è lo stesso. Il cittadino italiano Giuseppe Grillo detto Beppe, professione comico e megafono dell’ideologia del movimento a cinque stelle è un cartellone pubblicitario in consiglio di amministrazione. Un cartellone che detiene il controllo economico ed amministrativo sul Movimento, un cartellone che se si stufa tocca cambiar nome e simbolo con buona pace degli elettori che si sono identificati ed un cartellone pubblicitario che, assieme al nipote ed un notaio, ha depositato un atto costitutivo societario per il movimento, con tanto di STATUTO (per le società i non statuti non vengono riconosciuti in Camera di Commercio) e ha pure depositato il marchio del Movimento.

Ci hanno detto che era Casaleggio dietro il Movimento, ma io non ne sono più tanto sicura. O Grillo è una cellula impazzita, che minaccia epurazioni a destra e a manca se non si fa come dice lui e si permette di fare cose a lui non concesse, come appunto salire al Quirinale o incontrare l’ambasciatore USA, o qui stiamo tutti avallando un comportamento assolutamente condannabile. Provate voi, da comuni cittadini, provate voi cari i miei Mario Rossi e Anna Bianchi a salire al Quirinale durante una seduta per decidere il nuovo governo o ad incontrare l’ambasciatore USA.

Perchè non dimentichiamocelo mai: Grillo all’interno del Movimento è il PROPRIETARIO, non un rappresentante. Quindi, fino a prova contraria, agli occhi della legge lui è come tutti noi: nessuno e tutto. Quindi o accettano anche noi al Quirinale e con Grillo si crea un precedente, o si sta avallando un’eversione, stavolta vera, in barba a tutti i diritti costituzionali di rappresentazione del popolo di cui ci laviamo spesso la bocca quando si parla di leggi elettorali. Citando Filippo Facci su twitter: “Uno vale uno sta ceppa. L’articolo 67 parla chiaro“.

L’alibi palermitano

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TRIBUNALE_DI_PALERMO-blogtaormina-300x172[1]Procura di Palermo: all’inizio fu pensata come palazzo di giustizia, ma…. ma. Dal 93 possiamo aggiungere un bellissimo MA ad una descrizione ipotetica di Wikipedia della procura palermitana. Senza entrare nel merito di quello che hanno effettivamente fatto o non fatto i giudici che si sono susseguiti nella procura siciliana, delle fazioni o delle correnti di pensiero che rappresentano, hanno tutti un aspetto in comune: il prestare servizio nella procura che fu di Falcone e Borsellino.

In questi mesi abbiamo assistito alla candidatura di due esponenti della procura, l’ormai Sen. Grasso e l’ancora PM Ingroia (Reminder: siamo al 18/03 e non ha ancora presentato le sue dimissioni al CSM). Due personaggi che non si sono mai potuti sopportare, sempre in contrapposizione tra di loro ma con un denominatore comune: il tirare in ballo i due giudici scomparsi per legittimarsi.

Come se il proprio lavoro fosse incompleto, fatto con imperizia e non bastasse a certificare la propria carriera, in due mesi in modo plateale Ingroia ed in modo più silente Grasso (quasi sempre dalla sua pagina twitter) hanno messo in mostra citazioni, esperienze al fianco dei due giudici e persino improbabili epiteti. Chi non ha mai sentito Ingroia autoproclamarsi il favorito di Borsellino? E chi su InformarexResistere, in “Falconi e Avvoltoi” per mano dell’amico Travaglio, non lesse le colonne di smentita alle parole del PM stesso, dopo che Censurati lo smontò riga per riga? E chi in questi giorni non ha visto Repubblica salutare Grasso come “l’erede di Falcone” per il suo “equilibrio e competenza”?

Ripeto, questo post non vuole entrare nel merito della carriera da magistrato di nessuno dei due, ma solo chiedersi: se i Dott. Grasso ed Ingroia fossero stati PM a Potenza, a Piacenza, a San Benedetto del Tronto o a Cuneo la loro ascesa politica sarebbe stata così discussa? Senza la continua citazione dei due giudici scomparsi, il loro CV, le loro opere ed omissioni sarebbero state automaticamente certificate così come accade ora?

Perchè vedete, io ho la sensazione che la Procura di Palermo, messa a priori in ogni discorso sia un alibi. Quando si è al centro dell’attenzione mediatica, qualcuno cercherà sempre i lati oscuri del personaggio per poterlo demolire. Mettendo un confronto con due giudici “morti ammazzati” per me è cercare una giustificazione a tutti i costi, anche silente. Così, l’accusa di “ma Lei quando era giudice non ha fatto” si trasforma in “la stavamo facendo in modo da non catturare l’attenzione. Ha visto che fine hanno fatto Falcone e Borsellino?”, i successi da magistrato sono ancora più scintillanti rispetto ad altri successi di magistrato perchè è “l’erede di…”.

Ripeto la domanda, consapevole che questo pezzo più che un post di blog assomigli ad una puntata di Voyager quanto a domande: siamo sicuri che questi due personaggi, presi da qualsiasi altra procura, avrebbero suscitato altrettanta immagine di “purezza istituzionale”, rendendoli quindi ideali per una candidatura in un momento così difficile per l’Italia?

Se, ad esempio, al posto di Grasso avessero candidato il Dott. Pignatone della procura di Roma, sarebbe stato accolto con lo stesso furor di popolo? Per me no. Pignatone è competente ed equilibrato ma ha un difetto: non è coperto dall’alibi della procura di palermo. Non è l’erede di nessuno. Si limita a fare il suo lavoro senza certificazioni da parte di niente e nessuno, nè vivi e nè morti. Impensabile, nella terra delle spintarelle.

 

Comunicato stampa n. 2/2013 – posizione di Censurati.it/blog sulle dichiarazioni di Carmen Ibarra

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14/03/2013

OGGETTO: SOLIDARIETA` AL DOTT. INGROIA

 

Dopo aver appreso dai giornali le dichiarazioni della Dott.ssa Carmen Ibarra su presunte bugie e comportamenti scorretti da parte del Dott. Ingroia, la redazione desidera esprimere tutta la vicinanza possibile al magistrato.

Consideriamo l`atto estremamente lesivo, in quanto compiuto dopo una grave sconfitta elettorale. Un momento in cui il Dottore è piú vulnerabile, a causa dei continui abbandoni dei suoi alleati politici.

Sicuramente la Dott.ssa Ibarra ignora che, come attenti giornalisti di prestigiose testate ci hanno fatto tempestivamente notare, i funzionari non seguono pratiche concorsuali perchè nominati direttamente. Resta quindi da capire cosa intendesse con la frase “si sia sottoposto ad un lungo processo di selezione”.

Ignora anche che non è lui che ha deciso di entrare in politica,ma si è trovato candidato coattamente da quei criminali di di Pietro e de Magistris. Lui ha sempre espresso parere negativo su questa campagna, tanto da esprimere piú volte il desiderio di tornare in Guatemala. A questo proposito vi chiediamo di riprendervelo.

Se ve lo riprenderete, il Dott. Ingroia farà sicuramente finta di non aver letto niente.

Seriamente Dott.ssa Ibarra, riprendetevelo: noi sono 20anni che ce lo teniamo e famo un po` ciascuno, no?

Cordialmente,

La redazione di Censurati.it/blog

Ingroia in un tweet

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Elezioni-2013-l-analisi-del-voto-Ingroia_h_partb[1]
Avrei voluto scrivere della decisione di Ingroia di restare in politica (senza dimettersi da magistrato – come aveva affermato ai microfoni di Beatrice Borromeo il 5 Marzo, sia chiaro, perchè beneficia della modifica della legge 145 firmata Monti) senza scadere nel detto e ridetto.

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Per festeggiare i 100 post del blog di Censurati, ho deciso di lasciare la parola alla rete.Facendo una breve ricerca su twitter, ecco i post più divertenti che parlano della sua parabola elettorale (per motivi di privacy non posterò il nome utente):

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#Ingroia. Il caso dell’uomo scomparso in Guatemala sara’ affrontato domani dal programma #Chilhavisto? Su #RaiTre

“Di Pietro al Quirinale, de Magistris all’Interno, Saviano all’Istruzione,Ingroia alla Giustizia, Grillo premier. Io in Ghana. #Rassegnati”

#Ingroia: «L’11 marzo deciderò se lasciare la magistratura». Attende di vedere se lo fanno Papa. “

“Bersani che parla di combattimento è come Ingroia che parla di voja”

“Tecnicamente, Ingroia sarebbe tornato dal Guatemala per far sparire Di Pietro. #Spoglio2013″<

“Un blogger del Fatto sostiene – seriamente – che Napolitano dovrebbe dare l’incarico a Ingroia”

“Travaglio era fan di Fini, Di Pietro, Ingroia…ora Grillo. Beppe, toccati: porta iella”

“Le isole Falkland vogliono diventare argentine esattamente come gli italiani vogliono essere governati da #Ingroia”

“Ingroia: “Non penso al Guatemala, penso al futuro di Rivoluzione Civile”. Quindi, al momento, non pensa a niente #elezioni2013″

“”il cardinale del guatemala ha preso pochissimi voti. farà la fine di ingroia” cit. cinzia poli #caterpillaram”

“Michele Serra: “Spero che Ingroia torni in Guatemala e ci resti per sempre”. #Rassegnati”

“Ingroia non ha preso voti neanche in Guatemala”

“Dilemma atroce. E’ peggio se Ingroia va in Parlamento o se torna in magistratura?”

“se andiamo avanti così il prossimo Masterchef lo vince Ingroia”

“Dopo aver visto l’imitazione di Ingroia fatta da Crozza, ascoltare Ingroia fa preferire la copia all’originale #bersagliomobile”

#elezioni2013 Intanto, salutiamo Ingroia (Guatemala?), Di Pietro (Molise?), Casini (Bologna?), Fini (Montecarlo?), Giannino (Cepu?).”

“Gran bagarre a 3 per decidere chi Fa il Governo con Chi ,e poi , Parafrasando Califano ” Tutto il resto è Ingroia “”

“Secondo le ultime proiezioni, Ingroia non solo non prende nessun seggio al Senato, ma deve darne lui #Elezioni2013″

#ZiaMaria non vota Ingroia perché uno che non si capisce niente quando parla come può farsi capire da Obama?”

Marò come il Cermis: la sconfitta dell’Italia.

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++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++“Il presidente ****** si scusò per l’incidente alcuni giorni dopo, e promise alle famiglie delle vittime risarcimenti in denaro. L’episodio creò un clima di tensione tra ****** e ******. Il primo ministro ******* presenziò dopo pochi giorni una rappresentanza del governo in terra *****.
I media ***** diedero forte risalto all’episodio.
I pubblici ministeri ***** richiesero di processare i ***** in *****, ma il giudice per le indagini preliminari di ***** ritenne che, in forza della Convenzione **** del ***** sullo statuto dei******, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare *******.”

Perchè ho messo gli asterischi ad un articolo di giornale che riassume la vicenda dei Marò in India? Semplice: perchè il testo sopra non parla dei Marò. E’ il testo con cui Wikipedia descrive la vicenda giudiziaria della Strage del Cermis nel 1998. Una vicenda spesso dimenticata, ma che mi è subito tornata alla mente grazie ai marò.

Solo che la vicenda del Cermis è ormai chiusa. Dei quattro marines presenti sull’aereo, solo due finirono a processo e, dopo una complicata vicenda di conflitto di attribuzione a corti italiane o militari USA, vinsero gli Usa ed iniziò un processo farsa in North Carolina dove furono assolti dalla giuria militare. E’ vero, i familiari ottennero un risarcimento ma per la giustizia i militari del Cermis sono persone oneste e con una fedina penale pulita – non hanno mai ammazzato nessuno insomma. Di più: in seguito al loro essere radiati con disonore per aver contravvenuto al codice del Volo NATO (quota troppo bassa e velocità troppo alta) nel 2008 presentarono istanza di cancellazione del provvedimento per poter accedere ad una specie di pensione per militari in congedo.

La vicenda dei Marò è maledettamente simile. Due pescatori di tonni ammazzati tra le acque territoriali indiane e quelle internazionali, il battaglione San Marco “in affitto” a fare da metronotte ad una petroliera e le versioni contrastanti di un armatore di peschereccio e dei militari. Non è questa la sede per discutere su chi ha fatto cosa, anche se, per esperienza, sono più propensa a credere alla versione dell’armatore, che non ha niente da perdere (la sua barca è sequestrata e due del suo equipaggio morti in una delle zone più povere del mondo) rispetto a due che invece verrebbero “radiati con disonore”, come accadde per il Cermis. Sto solo ai documenti, quelli veri, quelli lontani dalla vomitevole campagna pro marò a cui ho assistito in questo anno da parte di vari esponenti del governo tecnico, nel tentativo di ricostruire l’identità italiana intorno ad una vicenda internazionale.

Quelli che produsse la Farnesina, ad esempio. In un comunicato stampa del 18 Maggio 2012 indirizzato alla stampa indiana, il sottosegretario agli esteri De Mistura, inviato sul posto, afferma: “La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo; i nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo”. Sicuramente un lapsus del sottosegretario, come fu un lapsus anche la “Perizia Trasparente”, sempre firmata da de Mistura, che recita: “Il sottosegretario agli Esteri conferma che le verifiche sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie è stata condotta in modo corretto. La perizia tecnico-scientifica sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie è stata “trasparente”. Lo ha dichiarato a Kollam, il nostro sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, che sta seguendo la vicenda dei due marò italiani accusati dall’India di aver ucciso due pescatori. Per de Mistura c’è “totale collaborazione da parte delle autorità locali”.

Sto alle verifiche congiunte di autorità italiane ed indiane, supervisionate dal nostro sottosegretario sulle armi sequestrate, così come la prova balistica e l’incidente probatorio sulla posizione dell’Enrica Lexie al momento della sparatoria (ottenuta grazie ai dati GPS della petroliera stessa ed alcune immagini satellitari), che hanno confermato il quadro d’accusa contro i due militari. Ancora: non è affatto vero che la nave si trovasse in acque internazionali, bensì, come rivela l’incidente probatorio, «zona contigua», che secondo il diritto marittimo internazionale è il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione. Traduzione? Nè l’Italia è nè lo stato di Kerala (l’India è una repubblica federale come gli USA) possono processare i marò. Il giudizio spetta al tribunale federale indiano.

Ma qui entrano in gioco alcune variabili molto alte per l’Italia: la reputazione del dopo Berlusconi ed una legge neonata che rischierebbe l’abolizione. Sulla reputazione ammetto di non capire troppo il gioco. Secondo me, la reputazione italiana era molto più alta fintanto che abbiamo collaborato con le autorità locali civilmente e seguendo le procedure d’indagine, piuttosto che facendo evadere due presunti assasini con tanto di prove sotto processo. La legge neotata invece è l’articolo 5 del d.l. n. 107 del 12 luglio 2011, che istituisce i cosiddetti Nuclei militari di protezione (NMP), ovvero gruppi della marina italiana specializzati nel fare da metronotte a navi civili in acque a rischio pirateria, che hanno dimostrato la loro natura fallimentare non sapendo distinguere un comune peschereccio da un bastimento carico di pirati.

Ammetto anche la mia grande vergogna nel rileggere un anno di prove contro i Marò, TUTTE CERTIFICATE DAL GOVERNO MONTI, ed il balletto sui tribunali “questo sì, questo no, questo forse”, che non hanno fatto altro che ritardare l’inizio del processo, fino a farlo naufragare del tutto con questa ultima prova di “coraggio e lealtà” all’italiana, quale l’evasione coperta da un intero governo. Allo scadere dei termini del loro permesso (il 22/03), l’India sicuramente inizierà il processo in contumacia e Girone e La Torre invece non subiranno nessuna conseguenza. Con la loro fedina penale intonsa, continueranno a svolgere il loro lavoro, senza neppure un giorno di carcere (in India non erano in carcere, ma alloggiati all’Hotel CISF Guest House di Cochin).

Con la mente lontana e le due star di nuovo in patria (con tanto di nomina per Fratelli d’Italia alle scorse elezioni – rifiutata), nessuno più si curerà dei due poveri pescatori Jesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni) e delle loro famiglie, abitanti di una delle zone più povere dell’India. La loro colpa? Essere cittadini di uno stato considerato del terzo mondo, con poca o nessuna voce in capitolo nella comunità internazionale. Se l’incidente fosse avvenuto anche solo con un peschereccio giapponese, vi posso assicurare che l’atteggiamento italiano e la soluzione della vicenda sarebbero stati molto diversi. Forse questa è l’unica differenza con la strage  del Cermis: l’aperto favoreggiamento istituzionale, che rende la vicenda ancora più odiosa.

Per il Comitato “Salviamo i Marò”: non prendetevi la briga di fermarvi ad insultare. I documenti del governo sono consultabili sul sito del Ministero degli Esteri, così come le perizie, che ho allegato io stessa. Non è una questione di “straniero=ha ragione“, è una questione di “se uno stato avalla l’evasione di due persone sotto processo per omicidio, come può garantirci legalità?”

Il Pacco Quotidiano (cit.) ed i trapianti – solidarietà 2.0

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abbonato[1]Il titolo è la citazione di uno dei miei blog preferiti, “Il Pacco Quotidiano“, appunto, la cui mission è lo smascherare le bugie del Fatto Quotidiano. Oggi mi permetto di sostituirmi a loro per un articolo di Martina Sozzi, pupilla del più celebre Travaglio e prestanome di un silenzioso endorsment a Grillo.

Non in modo plateale, però. La Sozzi è donna, quindi più scaltra. La Sozzi entra nel blog del comico, cerca i post più commentati e sbem! ci piazza un articoletto inconcludente, degno dei migliori servizi di Mistero, ma che comunque alzerà il traffico del sito del giornale in maniera esponenziale, se non altro per lasciare un commento, usando una tecnica da “inchieste di Repubblica”: chiede al lettore su cosa deve lavorare. Un bell’esempio di stampa comandata dal basso, insomma, come in un virtuale meetup giornalesco.

Il tema dell’articolo è forse uno dei problemi più spinosi che abbiamo in Italia: i trapianti d’organi. Pochi donatori, troppi richiedenti, in un crescendo di malformazioni alla nascita e nuove malattie sempre più invalidanti. La ns Sozzi però usa una tecnichetta subdola, che come usava fare la Lega Nord agli inizi degli anni 90, “prende alla pancia” del cittadino in buona salute: I SOLDI.

Parte con un’immagine bucolica, con la figlioletta che torna sgambettando da scuola con un pieghevole di sensibilizzazione ed informazione sulla campagna di donazione, sul problema del consenso, da dare prima della morte e dell’iscrizione ad un registro con rilascio di apposito “tesserino del donatore”. Un buon gesto di civiltà, che ti consente di aiutare qualcuno donando qualcosa che da morto non ti servirà più.

Ma in chiusura, la Sozzi, consapevole di scrivere per l’unico giornale approvato dall’Associazione Complottisti Italiani scrive una frase, una frase che ho dovuto leggere quattro volte per capire che era lì davvero. “Rimando a un prossimo post la complessa questione che si pone intorno all’opportunità di alcuni costosissimi trapianti di organi dal punto di vista di una giusta distribuzione delle risorse, considerando la loro limitatezza. E’ giusto spendere centinaia di migliaia di euro per un trapianto, a fronte delle molte carenze del Ssn che riguardano migliaia di pazienti?” 

La Robin Hood denoaltri, si fa domande sull’eticità e la convenienza economica di salvare persone in pericolo di vita e condannate a morte, certamente in numero inferiore rispetto a quelle condannate ad epidemie quali unghie incarnite, alluce valgo, ballo di San Vito e gomito del tennista. Uno spreco di risorse, quello di salvare vite umane e continuare a ricercare metodi per migliorare la qualità degli ultimi sprazzi di vita di un terminale, che una società civile come l’italia  non può permettersi, di fronte alle migliaia di utenti sani (PER FORTUNA) che gridano equità.

E’ la seconda volta in una giornata che, su due testate diverse, mi ritrovo a parlare di solidarietà, di lotta fra poveri, di diritti negati e di indifferenza. Ogni volta, lo ammetto, è sempre più pesante e diventa insostenibile quando a farsi portavoce dell’indifferenza collettiva è una testata nazionale, che dovrebbe informare e creare cultura e spunti di riflessioni e non appoggiare indistintamente e in modo totale il gruppo politico che sta simpatico in quel momento.

Il Fatto Quotidiano tante volte ci ha mostrato la sua faccia opportunista, i suoi cambi di gabbana( con gli appoggi a Fini, Di Pietro, Ingroia e adesso Grillo) ed il suo viscido strisciare nella pancia dei gruppi più eversivi della nostra società, ma andare ad attaccare il Diritto alla Vita di un gruppo di persone perchè “costa troppo”, beh, questo è un traguardo che anche il buon Mengele non avrebbe mai sperato.

Riposta all'articolo di Martina Sozzi sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Riposta all’articolo di Martina Sozzi sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Padre Monti (preghiera del PM fallito)

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7c7ac59a-71be-416f-8c9d-4028e3c8ec60Padre Monti, che sei alla Goldman Sachs,

sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo Regno sia fatta la tua volontà,

come in Procura Così in aula.

Dacci oggi il doppio incarico quotidiano

e rimetti a noi il doppio stipendio,

come noi ti rimettiamo il certificato per l’aspettativa

e non ci indurre in tentazione

del presentar la dimissione

e liberaci dal male del tribunale.

Tuo è il regno, ma nostro è il ruolo in magistratura ed all’esecutivo.

Amen

(Estratto dal DGSL approvato in forma preliminare il 22/01/2013 e mandato alle camere il successivo 29/01/2013 in modifica alla Legge 145/2002 che disciplina incarichi e durata dell’aspettativa dei Magistrati fuori ruolo)

L’8 Marzo nell’anno della politica delle Mestruazioni

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Suffragettes,_New_York_Times,_1921[1]

 

L’ennesimo 8 Marzo è arrivato, carico della sua retorica e delle sue vuote riflessioni su femminicidi, stupri, stalking, violenze e scarso rispetto, tutto rigorosamente archiviato il 9 Marzo e ripreso al prossimo caso di cronaca nera.

Ma è un 8 Marzo più amaro del solito questo. La campagna elettorale si è appena conclusa e NESSUNO, DICO NESSUNO aveva nei suoi programmi cose del tipo “riduzione della disparità tra gli stipendi tra uomo e donna, incarichi affidati AL MERITO EFFETTIVO  e non al sesso per eventuali “quote rosa” (termine che a me fa incazzare come una bestia), riduzione della disoccupazione femminile, maximulte ad aziende che licenziano o iniziano con campagne di mobbing quando le dipendenti restano incinta, togliere nelle domande di assunzione delle Forze Armate la clausola di non restare incinta nei primi 10 anni di servizio e il test di gravidanza obbligatorio nelle visite mediche d’entrata, campagne per l’apertura di asili nido, finanziamenti alle scuole che ripropongono il tempo pieno ed attività sportive all’interno delle stesse…etc”

Solo una persona si è occupata di donne nella sua campagna elettorale. Senza proposte, ma con un “consiglio per gli acquisti”. Un consiglio per gli acquisti che a me fa accapponare la pelle non tanto per l’oggetto “sponsorizzato”, quanto per l’atto di un politico – maschio o femmina non è importante – di voler mettere il naso nel periodo forse più intimo per una donna: le mestruazioni. Ovviamente sto parlando di Grillo e della sua battaglia “ecologista” per la cosiddetta Mooncup, una coppetta interna in silicone, lavabile (!) che dovrebbe sostituire i poco ecologici assorbenti, in cotone bio o in qualsiasi materiale essi siano.

Ripeto: non è l’oggetto pubblicizzato in sè che mi nausea: sono anni che la Mooncup è sul mercato e dilaga su internet, popola forum di persone che si vogliono accostare ad uno stile di vita più sostenibile e divide l’opinione di molte donne. E’ l’intromissione del politico, CHIUNQUE ESSO SIA (se Berlusconi avesse consigliato i Lines o Bersani i Vivicotton Bio di Lodi questo post sarebbe stato scritto comunque) nella vita privata ed intima di un soggetto che si tende ad ignorare, a dare per scontato ed a non calcolare, che mi manda in bestia.

Qualcuno, che non arriverà in fondo a questo post, obietterà: “Lui è vero, consiglia la Mooncup ma le donne le ha candidate. Gli altri?”. Le ha candidate come gli altri. Se su mille persone le donne sono solo 300 (ovvero il famoso 30% delle statistiche) e a lui sono toccati 150 seggi circa tra maschi e femmine, vuol dire che l’apporto di donne non è solo del M5S come si tende ad ostentare. E nel resto della campagna elettorale, il genovese non ha mai mandato commenti troppo lusinghieri al genere femminile (la Tv è il Vs Punto G riferito alla Salsi e alle sole donne del M5S, dato che fisicamente gli uomini sono sprovvisti di tale punto).

Ma non è solo lui che mi delude. Sono delusa ancora di più dalle donne stesse. I grandi girotondi di “Se non ora quando” sono svaniti con il Governo Berlusconi, grande demone della femminilità e del non rispetto. Le femen che ai seggi hanno dimostrato contro Berlusconi non hanno rivolto una parola sola verso questa “piccola” ma grave ingerenza politica nella nostra intimità. Le donne dello spettacolo plaudono ai risultati elettorali, chi del comico e chi di Bersani, come se la non vittoria di Berlusconi possa restituire parità e dignità in un solo colpo. Pazienza se restiamo le più disoccupate, le meno pagate, le più pressate al lavoro e le prime che vengono licenziate in caso di crisi: senza Berlusconi la nostra facciata è ripristinata, perchè non siamo più costrette a pensare alla realtà dei fatti.

Auguri, quindi, a Voi che credete che la disparità sia morta, che l’ordine sia stato ripristinato e che “un consiglio resti solo un consiglio”. Auguri. Sono sicura che, vista l’assoluta omertà sul tema, quando i nostri politici decideranno di tornare su altri temi cari alla donna come aborto, riconoscimento figli, contraccezione, controllo delle nascite la prenderete come la state prendendo adesso: solo come un consiglio.

 

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