Censurati on the road: i confini razionali della faccia tosta

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La-legge-e--uguale-per-tutti[1]L’app ANSA o simili di informazione sul cellulare sono un’arma a doppio taglio quando sei in giro, specialmente in tempi morti come viaggi in treno e code, perchè se da un lato ti permettono di passare più velocemente il tempo, dall’altro per loro necessità di sintesi ti costringono ad un sunto della notizia, che spesso riporta solo il lato che non vorresti mai leggere, per la sfacciataggine degli attori protagonisti, sia di notizie “leggere” che di quelle più pesanti.

Non voglio leggere che Ciancimino dichiari di essere una vittima dopo essere stato arrestato per evasione fiscale e altri capi di imputazione più o meno gravi. Non voglio sapere che i fatti risalgono al 2009, perchè il passo successivo è chiedermi perchè fino ad ora fosse fuori. Era forse una vittima intanto che pronunciava le frasi che gli sono state intercettate o svolgeva gli atti che costituiscono reato? Oppure era parte attiva e consapevole? Non voglio vedere i riassunti delle sue grandi verità sulla trattativa (senza neppure un accenno alle sue cantonate) perchè le due cose non si compensano. Chi sbaglia paga.

Non voglio neppure leggere degli imputati al massacro di Ponticelli, dove nel 1983 vennero violentate ed uccise due bimbe di 7 e 10 anni, che alla bocciatura della loro richiesta di revisione del processo iniziano a gridare in aula “questa è la giustizia italiana”. E la giustizia per Barbara Sellini e Nunzia Munisi? Oggi avrebbero 37 e 40 anni, forse una famiglia, un lavoro, una casa. Invece la loro vita si è fermata nel 1983, facendo in tempo a scoprire solo il lato più barbaro e disumano degli uomini. La vostra rabbia, cari imputati, è nulla contro lo schifo che avete fatto. La vostra memoria ha cancellato quegli orrori su due creature indifese, noi no. E grazie a Dio, neppure i giudici della IV sezione della Corte d’Appello di Roma.

Spererei di non leggere più, almeno per un po’, esternazioni di uomini dalla faccia di bronzo inestimabile. E’ vero, molte volte la giustizia italiana non funziona. Molte volte prende fischi per fiaschi o non considera degli elementi fondamentali salvo poi riaprire processi 20-30anni dopo. Ma ci sono casi, come questi, dove funziona e bisogna dargliene atto. Sarebbe stato molto più vergognoso sapere dei tre mostri di Ponticelli a revisione dopo la crudeltà inumana mostrata verso le due bimbe e magari della possibilità di una loro imminente scarcerazione. Sarebbe stato risibile il sapere di comprovati comportamenti criminali di Ciancimino nel 2009 (periodo di inizio della sua collaborazione, nda) in mano alla Procura di Bologna e di nessuna misura punitiva perchè teste di un altro processo in un’altra Procura. All’ANSA e simili invece chiedo un favore: conditele un pelo. Dilungatevi un attimo: evitatemi queste incazzature cocenti.

Censurati on the road – Agende, parasole e televoto.

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Amico, non perdere la possibilità tu, da casa e con il tuo telecomando, di decidere cosa pensi che sia l’oggetto ritratto nel fotogramma di Repubblica apparso sul quotidiano il 17/05/2013 e che ti riproponiamo.

Se pensi che l’oggetto sia un parasole, premi il tasto verde:

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Se pensi che sia un porta documenti, premi il tasto giallo:

 

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Se pensi che sia un agenda, premi il tasto rosso:

 

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Se pensi che dopo 20 anni sia vergognoso dover periziare d’urgenza il video apparso sui giornali perchè da nessuna parte dei vecchi verbali è evidenziata la presenza di un oggetto rosso sulla scena e neppure una mera ipotesi di cosa possa essere, spegni il televisore, allontanati e non riaccenderlo per almeno una settimana.

Qualunque cosa sia quell’oggetto – rosso e sulla scena della strage con un oggetto rosso importante che manca all’appello-, senza entrare nel toto perizia, ha dimostrato una svista durata 4 processi e 20 anni. E’ legittima la domanda dei due cronisti che vedono un oggetto rosso e si chiedono cosa sia, è clamorosa la necessità di periziare il filmato perchè in quattro riprese nessuno si è mai accorto di quell’oggetto rosso sotto la targa della Citroen BX. Arrivati al procedimento quater, mi sarei aspettata il fotogramma e la Procura di Caltanissetta che, con meticolosità, tirasse fuori la lista delle prove depositate e degli indizi trovati e dicesse: “sì, lo sappiamo, ma abbiamo già visto che si tratta dell’oggetto XY”. Invece niente. Qualunque cosa sia, quell’oggetto rosso rappresenta una sconfitta per gli organi d’indagine che non l’hanno mai notato in questi 20 anni.

Sciopero generale: Rivogliamo l’informazione. Quella Vera.

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salviamo-l-informazione-2[1]Sciopero ad oltranza. Non avrà nessun effetto se fatto da sola, ma ci si tenta. Sciopero dell’informazione. DI TUTTA L’INFORMAZIONE. Dalle agenzie ai quotidiani, dai TG alle home page dei principali motori di ricerca. Per dire finalmente basta all’opera di disinformazione di cui tutti si stanno rendendo complici. Dell’opera di “ignorantizzazione” di cui tutti sono responsabili ed i cui risultati non sono visibili solo ai “radical chic”. Ad esempio, nelle ultime elezioni le liste presentate erano 24. In TV sono passati Bersani, Berlusconi (CHE NON ERA CAPOLISTA, VISTO CHE IL CAPOLISTA ERA ALFANO), Ingroia, la Meloni, Grillo (NON CANDIDATO) e Monti. Sono 6 su 24. Gli altri? Avevano meno diritto? Erano meno italiani? Adesso è ora di dire basta.

L’informazione non è gossip. Basta con le fidanzate di Balotelli, Vieri, Berlusconi e Clooney. Basta con i fidanzati di Satta, Canalis, Hunziker e Clerici. Non ce ne frega niente di William e Kate, ancora meno del principe Harry. Non ci importa niente se Belen fa shopping con la sorella, non ci interessa niente di come era vestita Valeria Marini al suo matrimonio e non ci riguarda cosa fa sullo yacht di Dalla Valle il Sig. Santoro. Fino a pochi anni fa chi sapeva queste cose era lettore di Novella 2000, anche solo dalla parrucchiera e si chiamava pettegolo. Adesso siamo tutti costretti a queste notizie idiote che nelle mezzore di TG rubano spazio alle notizie vere.

L’informazione non è necrologia e neppure un thriller. Quando si dà la notizia di un’aggressione, di un omicidio o di un suicidio è abbastanza la notizia. E’ già grave l’atto in sè. Invece i TG ed i giornali sono ricchi di ricostruzioni, piantine, dettagli macabri come il coltello, la macchia di sangue, il numero di colpi inflitti, la dinamica esatta della morte… e grazie a queste cose che non riguardano nessuno se non gli organi di indagine per arrivare alla condanna dell’aggressore/omicida o per stabilire se si è trattato davvero di suicidio, aumentano i casi di emulazione. Un esempio? Dalla notizia dell’aggressione dell’avvocatessa con l’acido, siamo già a quattro aggressioni simili. Il particolare aiuta solo una mente già criminale a realizzare il suo progetto, regalandogli l’idea. Oltre ai Tg poi, ci sono anche i programmi di approfondimento, dalla mattina alla sera, con degli espertoni che ci analizzano e spezzettano il reato e ce lo condiscono ben bene. Basta, non se ne può più. Cinque minuti del tipo: “oggi avenuti 5 omicidi, 1 a Milano, 2 a Genova e 2 a Macerata” basta e avanza. L’informazione è già completa.

L’informazione non è telecronaca giudiziaria. Siamo stufi di processi mediatici. Il processo di per sè è un atto pubblico, pubblicate i verbali dell’udienza se vi sta a cuore questo tipo di informazione, ma basta con interviste prima e dopo le udienze, le notizie (spesso sbagliate) su interrogatori ed incidenti probatori, basta tutto. La notizia la vogliamo, SE IMPORTANTE PER LA NAZIONE, alla fine, a sentenza. Avremmo tre notizie su Avetrana, Garlasco, Perugia, Trattativa e tutti gli altri (primo grado, appello e cassazione) e il processo non sarebbe influenzato dalla giuria esterna che è la gente comune che si basa su interviste ed espertoni di cui sopra. Paghiamo già i giudici per giudicare, che facciano il loro lavoro e bene. A noi dell’iter non interessa nulla.

L’informazione è conoscenza. Perchè non ci sono più inchieste serie? Perchè sembra che le schifezze d’Italia siano autorizzati solo Striscia e Gabanelli a trovarle? Gli altri dove sono? Ogni tanto ci si mette Repubblica, con inchieste al televoto ed una al mese. Noi vogliamo sapere il perchè delle cose. Se ci dicono che distruggono le intercettazioni di Napolitano, un organo di informazione non può buttare la notizia a caso e permettere che il popolo ci fantastichi sopra. Deve spiegare perchè e lì sì che deve ricapitolare le vicende dall’inizio ed evidenziare che la sua rielezione non c’entra nulla. Se un gruppo di genitori si impunta che i loro figli stanno meglio con le Staminali mentre gli scienziati dicono che non è vero, non è il caso di intervistare tutte e due le parti per capire su cosa si basano entrambi?

L’informazione è informazione. Non si possono scatenare bombe mediatiche solo all’ombra di certi “disastri”. La mucca pazza, la lingua blu, l’aviaria, la SARS, la zanzara tigre, i bond argentini, il rischio grecia, la bolla irlanda, il disastro cipro, gli OGM, le forniture di Gas Russo, il taglio del petrolio arabo, lo sbarco di clandestini in certi periodi dell’anno. Queste cose ci sono sempre. Non vanno ad ondate, sono problemi onnipresenti, solo che l’informazione se ne dimentica. Perchè? Perchè è occupata a parlare del costume da bagno di questo, della gravidanza di quella, dell’acido o del processo di quell’altro. Non si può arrivare davanti ad una scheda elettorale e non sapere chi rappresenta 3/4 dei simboli. E’ vergognoso sapere di un problema solo quando questo diventa emergenza e quindi salta tutti gli iter burocratici che normalmente accompagnerebbero la risoluzione di quella situazione.

Fermate per strada qualcuno e chiedetegli che cos’è lo spread. In pochi vi risponderanno correttamente, altri abbozzeranno delle risposte non pertinenti. Chiedetegli chi è al governo. Il 60% vi risponderà la sinistra perchè Letta è del PD. Chiedetegli se a Luglio dovranno pagare l’IMU. Tanti, specie gli anziani risponderanno no e qualcuno si aspetta ancora il rimborso dell’anno precedente. Io sono stufa di vederci ridotti così. Tutti abbiamo diritto ad un’informazione di qualità, immediatamente accessibile e che non sia solo privilegio di chi ha una connessione internet o un computer. Tutti abbiamo diritto a capire ciò che accade al di fuori delle nostre mura di casa.  Io da oggi sono in sciopero. Sinceramente, spero che lo sciopero sia abbracciato anche da altri. Per far capire a chi lavora con l’informazione che noi vogliamo sapere cosa accade a casa nostra, senza filtri e senza manipolazioni.

Per chi volesse attivarsi con noi: link evento facebook

Censurati on the Road – Fontina e tapiri

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ingroia1-586x327[1]Si deve essere proprio trovato alle strette il nostro PM preferito per scadere in una mossa già utilizzata: quelle delle ferie subito. Per chi non avesse seguito l’eroe dei due mondi nella sua missione guatemalteca, ricapitoliamo: la mossa delle ferie era già stata utilizzata proprio per quell’incarico importantissimo e prestigioso, almeno a sua detta. Nonostante il posto caldo e soleggiato, Ingroia dopo poche settimane dall’insediamento aveva deciso di smaltire il Jet lag con un po’ di meritato riposo.

Riprendendo le parole di Carmen Ibarra, del Movimiento pro Justicia, intervistata a marzo da www.lanotiziagiornale.it, i primi giorni di Ingroia sono stati così descritti: “Chi l’ha avvicinato lì ha detto di non essere riuscito a conoscerlo bene, dato che è arrivato il 9 novembre e poi è subito partito per una vacanza.”. A riprova di queste parole, come possiamo dimenticare gli indimenticabili sfondi di Servizio Pubblico con un Ingroia in collegamento da Miami?

A distanza di pochi mesi, la storia si ripete. Con un punto fermo nelle due storie. Aosta, come il Guatemala, è una scelta sua. Come è stata una scelta sua rimanere in magistratura nonostante fosse a conoscenza della legge del 1957 che interdice per 5 anni un giudice dai territori nel quale era candidato. Questa volta però, al contrario del Guatemala, Ingroia ha suscitato reazioni che neppure lui si immaginava.

A parte il tapiro d’oro, consegnatogli ieri da Staffelli, i commenti sotto gli articoli dei quotidiani online ci mostrano degli italiani stanchi di questa soap opera portata avanti troppo a lungo. Italiani sopraffatti da notizie di disoccupazione, crisi e suicidi e che a vedere un Pm prendere – a sua detta alla Zanzara – 5.000 euro a fare niente e continuare a cercare di fare il meno possibile. Italiani che, sotto l’articolo di un giornale moderato come il Corriere della Sera, arrivano a scrivere:

Quest’uomo è nato per cose grandi, non costringetelo alla mediocrità; non comprimete le sue energie rinnovatrici,la sua ansia di cambiare il mondo, renderlo migliore; anzi, renderci migliori! Dategli strumenti adeguati e risolverà tutti grandi problemi che affliggono l’umanità! Da parte mia sono felicissimo di pagare le tasse per le sue ferie che, sono sicuro, gli serviranno per riflettere su temi eccelsi. Potrebbe persino scoprire l’origine dell’universo.”

Invece di offrire la sua esperienza per individuare i focolai di mafia in Vallée (e con un casinò e il lusso di Courmayeur, non ditemi che il fenomeno è ignoto), il magistrato siciliano si rifiuta anche solo di entrare in ufficio e dare un’occhiata alle carte. Voleva fare il primo ministro, ma mi sembra che di questo pezzo di terra italiana, e della possibilità di inquadrare a livello nazionale il problema, gli importi meno di zero.”

Un lavoratore normale che si fosse comportato come lui, sarebbe stato licenziato per assenza ingiustificata. Il fatto che abbia fatto ricorso non avrebbe dovuto consentirgli di assentarsi da lavoro per più di un mese. Ora si mette in ferie, prima chiede di essere trasferito in sudamerica, lascia si butta in politica, gli va male. Ma lo abbiamo sposato che lo dobbiamo mantenere a libro paga per non fare nulla?

Questo signore senza pudore che si prende 35 giorni di ferie senza nemmeno un giorno di lavoro e’ lo stesso che pretenderebbe d’ indagare su tutto l’universo-mondo a partire dal nostro Presidente della Repubblica. In qualsiasi paese civile verrebbe licenziato seduta stante. E la gente crede ancora che l’Italia (seconda nazione d’Europa per livello di tassazione sul patrimonio) vada male perché non mette altre tasse sul patrimonio….”

Questa situazione è lo specchio del perchè l’Italia AFFONDA. I lavoratori disoccupati OGGI sarebbero contenti di lavorare anche di notte, ma “il nostro ormai famoso magistrato” dipendente pubblico …. lavora QUANDO , COME e DOVE vuole. Povera Italia.”

Ma vai in fabbrica a stingere qualche bel bullone, o ancora meglio al tornio… Forza !”

Ingroia, anche io, come i commentatori, mi rivolgo a te direttamente. Al posto di ripresentarti alle elezioni con Azione Civile, presentati a lavorare. Rinuncia alle tue ferie e rientra immediatamente a lavorare dove ti sei autoassegnato. Evita di scatenare una miccia che conosci bene, perchè te ne sei riempito la bocca per tutta la campagna elettorate. Sono sempre quei disoccupati, quegli esodati e quei lavoratori di cui tanto hai parlato quelli che scrivono e ti danno contro. Altrimenti, licenziati e fai quel che vuoi. Ma per l’amore di Dio prendi una decisione. Faccio presente che con il tuo stipendio ci pagheremmo due infermieri, in servizio e ben più utili di te.

Una comunista a Casapound!!!

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tagliaretesteEra già successo. Con le scorse elezioni politiche. Mi hanno chiamato i “vertici cattivissimi” di Casapound proponendomi una candidatura alla Camera. Ho glissato, perchè non sono mai stata un soldato politico, né ho mai capito nulla di potica. Ho anche dichiarato che non avrei portato voti, perchè in quanto comunista, ho tutti amici del PD, di SEL, M5S, Radicali e qualcuno ha anche votato INGROIA. Ho detto chiaro che il mio nome non sarebbe stato utile alla propaganda di Casapound, che per come la vedo io sono molto più vicini alla MIA sinistra, che alla destra estrema. Mi è stato risposto “Non ci serve una lista di gente che porta voti, ma una lista fatta di persone oneste che hanno fatto qualcosa di utile per gli altri”. Questa era la risposta che volevo.

Sono passate le politiche, sono aumentati i suicidi, continuano a chiudere le piccole imprese, equitalia manda avvisi (chiamiamole anche intimidazioni) a pensionati, precari, e persone che sono a rischio vita, mentre dall’altra parte, prolificano le sale slot, la catena “compro oro” è a ogni angolo di strada, è passato anche il ciclone Grillo a non risolvere nulla, chiedendo autorizzazioni alla questura per fare la rivoluzione. Un po’ come se Che Guevara chiedesse il permesso all’esercito di Batista per fare la rivoluzione cubana. In alternativa ci sarebbe stata una conferenza stampa. Ce lo vedete? E per questo ho scelto di appoggiare Simone Di Stefano come candidato sindaco di Roma. Perchè costituzionalmente ha più potere un Comune che una Regione, perchè mi piace il fatto che qualcuno controlli le concessioni facili degli strozzini, che non ci siano più situazioni in cui si fanno le metro e non ci comprato i treni “PER DIMENTICANZA”, o che si comprano i filobus senza un ampliamento di progetto della rete tramviaria. Non mi piace il fatto che nella città in cui vivo, tutti sanno tutto e nessuno fa niente.

Mi è stato detto che avere una bandiera tricolore è da fascista, mentre io mi sento solo italiana. Italiana come tutti quelli (di qualsivoglia colore) che lavorano e contribuiscono al benessere del nostro Paese.

Mi schiero con Casapound anche se pioverà fango su di me, se mi daranno della fascista senza esserlo mai stata, che ho tradito un partito NATO MORTO (parlo del PD). Sono una figlia di un operaio in pensione e di una casalinga, quindi neanche si potrà mai dire di essere agevolata. Sarò odiata e messa dalla parte degli ultimi. Dove sono sempre stata, e dove mi sento sempre più a mio agio. Il popolo dei diseredati è il nostro esercito ribelle. Lo è sempre stato. Era il motto di censurati.it prima e continuerà ad esserlo in futuro.

 

E adesso fatemi pure la guerra. IO NON MI SCANSO.

Antonella Serafini

Il collezionista di valigette

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2527714-vecchia-valigetta-su-sfondo-isolato[1]Il collezionista di valigette è un film giudiziario ambientato tra il 1982 e il 1992 a Palermo. Racconta di un uomo, anonimo fino alla fine del film, che compare tra le scene – storicamente avvenute – dei delitti di mafia più efferati di quegli anni. Il modus operandi del collezionista è sempre lo stesso: individua la valigetta che gli piace, possibilmente rigonfia di fogli e appena dopo l’assassinio la ruba.

Il film si svolge nelle aule di due tribunali su più processi e la storia viene rivissuta tramite dei flashback di chi tenta disperatamente di ricostruire la storia e di capire che fine hanno fatto le valigette e testimoni, la cui versione non concorderà mai. Infatti a seconda del tribunale qualcuno racconta di un carabiniere, altri di un poliziotto o altri di una persona in borghese di fiducia di questo o quell’imputato del processo.

E’ un film complesso, con degli psico drammi e delle ministorie al suo interno. Si va dalle polemiche a distanza tra gli imputati, talvolta mascherati da associazioni di sostegno umanitario, ai mitomani che si convincono di sapere, alla storia di un ragazzo semianalfabeta e con problemi di tossicondipendenza costretto a testimoniare cose di cui non era neppure a conoscenza per arrivare ai militari e servizi segreti su cui viene lanciata l’ombra di essere la sponda tra la legalità e la criminalità. Altre vicende invece sono mosse da interessi economici o personali, distogliendo più volte l’attenzione dai processi in sè, arrivando addirittura a condizionarli.

Intensi poi i tentativi di depistaggio, come il finto attentato dopo una denuncia per calunnia ad un finto testimone di giustizia oppure il finto pentito che dichiara di aver pescato dell’esplosivo in mare e setacciato con uno scolapasta, prontamente smentito da un testimone che parla di “consegne di tritolo”. In questo marasma di storie, il collezionista agita le acque e si diverte, facendo sparire e ritrovare gli oggetti trafugati nei posti più impensati, mandando lettere anonime di indizi o minacce. Tutto per distogliere l’attenzione da lui e poter agire indisturbato.

La sensazione è quella di essere spiati e manovrati per tutto il film, sia durante i processi che durante i flashback, arrivando addirittura a scene che confinano col thriller. Nonostante i vari indizi disseminati lungo tutto il film, nessun giudice riuscirà a dare un nome o un volto al collezionista, perchè tutte le piste si rivelano storie costruite ad arte per non far arrivare a lui. Una regia sapiente ed un cast stellare compongono questo lungometraggio, da molto già definito come kolossal, per la sua durata: 20 anni all’incirca, anno più, anno meno.