Pm Di Matteo, ma lei la memoria del Generale Mori l’ha letta?

Giustizia No Comments

Trattativa-Stato-Mafia[1]Dott. Di Matteo, scusi se una bambina che non sa niente di giornalismo si permette di rivolgersi a Lei in prima persona, ma ho una domanda da porLe: Lei la memoria del Generale Mori l’ha letta? Il dubbio mi sorge apprendendo della sua frase, recitata durante l’udienza del 12/07/2013 del Processo Mori: “Secondo la difesa  nessuna importanza hanno le agende del colonnello Michele Riccio, nè tantomeno i floppy che abbiamo prodotto.”

Mi permetto di girarLe il testo, così, tanto per rinfrescarle la memoria, perchè capisco che 160 pagine siano lunghe da ricordare. A pagina 35 e 36 , riguardo ai floppy, leggiamo:

“A proposito poi dei floppy disk creati nel 1993 e consegnati dal Riccio nel corso del processo e quindi a distanza di anni, che starebbero a dimostrare l’attendibilità della sua versione circa i tempi di redazione delle relazioni, osservo che:

. tecnicamente, e la mia difesa lo dimostrerà, è possibile facilmente modificare le date di redazione di un file agendo sul gruppo data/orario. Peraltro il consulente del PM, l’ing. Fulantelli, a domanda del Tribunale,ha affermato di non poter escludere che possa esserne stata modificata la data di creazione. Lo stesso consulente non ha potuto spiegare come la data di creazione dei files risalga al 16/18 gennaio 1993, quando la collaborazione di Ilardo comincia invece, anche a detta del PM, nell’ottobre 1993. Si deve dedurre quindi che questi siano dischetti riutilizzati, quindi non originali e pertanto tecnicamente non rilevanti;

. tutte le relazioni presentate, secondo quanto afferma Damiano, furono redatte da Riccio all’atto della compilazione dell’informativa e la conferma di questa asserzione si rinviene nel documento word in questione dove, alle voci “ultima modifica” e “ultimo salvataggio”, si constata, per tutte, la data del 5 luglio 1996, anche, cioè, per quelle che, asseritamente,sarebbero state compilate nei mesi precedenti.”

Riguardo alle agende invece, da pagina 44 in poi si legge:

A proposito poi delle agende di Riccio a cui l’accusa ha dato ampio rilievo per sostenerne le affermazioni, queste furono consegnate il 9 giugno 1997 dalla moglie dell’ufficiale al dott. Nicolò Marino della Procura della Repubblica di Catania, subito dopo l’arresto, avvenuto due giorni prima, 6 giugno 1997. Oltre alle valutazioni che dà il Gip di Catania della loro attendibilità per il fatto specifico, rileva più in generale la perizia su di un’agenda di Riccio, deposita il 24 novembre 1997 dal prof. Aldo Agosto, e richiesta gli dalla dott. sa Francesca Nanni della Procura della Repubblica del Tribunale di Genova, nell’ambito del procedimento n. 2979/96/21 a carico di Riccio Michele ed altri. Il perito dall’esame delle annotazioni, a proposito dell’agenda, osserva che:

. “ …la prima impressione( che dà) è quella di apparire in gran parte una “bella copia”, innanzitutto per l’estremo ordine generale normalmente presente .“;

. sull’apposizione di parti aggiunte anche con foglietti autoadesivi rileva che, testuale: “non mostra continuità grafica con i testi di cui sono il  seguito, e non offre garanzie di contestualità con gli stessi“;

. aggiunge anche che, testuale: “talora si sono potuti accertare i segni di matita non perfettamente cancellati con la gomma o solchi di brevi tracciati precedenti scritti, pure cancellati con la gomma“;

. e conclude poi che la scrittura in esame appare come “ …una stesura sotto forma di memoriale, certamente riveduta e completata in vari momenti successivi.” (allegato n. 9).

Dal che si possono ricavare fondati dubbi sul contenuto delle note redatteda Riccio nelle sue agende e su quando queste note siano state effettivamente compilate.”

Dott. Di Matteo, alla luce della perizia del SUO consulente, Ing. Fulantelli, e alla luce di una perizia fatta sulle agende in tempi non sospetti e in una procura assolutamente neutra, è proprio sicuro che la difesa non abbia attribuito nessuna importanza? Perchè a me non sembra una questione soggettiva, basata sul bisogno di uscirne puliti, ma una questione oggettiva che i due reperti non abbiano alcun valore di prova poichè non autentici e non grazie ad alcune deduzioni della difesa, ma da parte di una perizia neutra ed una dell’accusa.

Andando avanti, sempre all’udienza del 12/07/2013 del processo Mori lei affermava: “Il punto forte della difesa E’ Vito Ciancimino, colui che smentisce il figlio Massimo. Un condannato per mafia è il punto forte della difesa. Basterebbe questo per capire gli l’inconsistenza degli argomenti degli avvocati degli imputati. Il termine trattativa è l’unico possibile nella ricostruzione degli eventi. Prendere contatti con determinati obiettivi significa trattare”

A parte il non vedere il nesso logico tra la condanna per mafia e il non dire la verità (le ricordo che tutti i pentiti dei quali vi avvalete sono condannati per mafia e che qualcuno, ad esempio Nino Giuffrè, ha fornito informazioni chiave per gli ultimi arresti.), soprattutto in virtù del fatto che molti documenti manoscritti del Ciancimino concordi con le agende di Mori risultano redatti in tempi non sospetti (su tutti il memoriale “I Carabinieri” scritto nel 93 a Rebibbia), mi chiedo in che modo il Sig. Massimo Ciancimino, ritenuto inattendibile da diverse corti ( tra cui: il tribunale di Caltanissetta -rinvio a giudizio Borsellino Quater, p. 137 e Corte d’Appello di Palermo – Processo dell’Utri, da p. 545 sulla non ammissione di Ciancimino a depositare) potrebbe risultare più attendibile del padre stesso che in assoluta tranquillità preparava un libro a pochi mesi di distanza dagli avvenimenti?

E soprattutto, perchè un testimone indiretto, che la corte di Caltanissetta giudicava con queste parole: “Massimo Ciancimino ha reso dichiarazioni molto spesso insuscettibili di riscontro ovvero riscontrate  negativamente. Ma, ciò che è più grave, in diversi casi si è acclarato che non ha detto la verità ed ha anche commesso gravissimi reati di calunnia a danno di personaggi delle Istituzioni, tanto da indurre questa Procura – come vedremo – a formulare un giudizio finale sostanzialmente negativo sulla attendibilità intrinseca dello stesso e ad ipotizzare l’esistenza di un personale disegno criminoso (ipoteticamente anche in concorso con altro od altri soggetti allo stato non identificati) dietro la apparente volontà di voler fornire un contributo di conoscenza alle indagini in corso su alcuni temi di grande rilievo” e ancora A ben vedere il bilancio della “pseudo-collaborazione” del CIANCIMINO sembra essere più favorevole agli interessi di Cosa Nostra che a quelli dello Stato.” ,alla luce delle lettere falsificate portate a processo (ricordiamo con simpatia, sempre in un’udienza del Processo Mori, l‘episodio della fotocopiatrice) dovrebbe essere attendibile?

Dott. Di Matteo, le chiedo di non vedere questo post come un attacco personale. Ripeto: non sono che una bambina che scrive per diletto e non sa niente di giornalismo ma che si sente un po’ presa in giro quando un Pubblico Ministero che agisce anche per mio nome e conto – in quanto parte del popolo Italiano- si aggrappa a teorie che l’oggettività delle prove fornite demolisce. Siccome il Processo Mori è oramai alla conclusione, mi auguro che nei suoi prossimi processi Lei possa esaminare le prove inconfutabili e le perizie che man mano vengono prodotte per formulare una teoria sull’accaduto piuttosto che, come è accaduto per il Generale Mori, analizzare prove e testimoni che confutino anche solo parzialmente una teoria precostituita.

Saluti.