Quel giudice che sfatò il segreto del Pulcinella (trasferito a Palermo)

12:34 pm Giustizia, Mafia, Personale

mario-fontana-255452_tn[1]Saverio Masi non è attendibile dice Fontana nelle motivazioni del Processo Mori. Impossibile. Insomma, come può non essere attendibile uno che va a testimoniare al Processo Mori e parla di una storia avvenuta tre anni dopo che il Generale non faceva più parte del ROS? Uno che viene trasferito da Napoli a Palermo, vuole entrare subito nel nucleo ricerche di Provenzano e ovviamente gli dicono di no, preso dal risentimento intanto che scioglieva un comune sulle Madonie per mafia si mette ad indagare da solo su Provenzano e si imbatte casualmente in due prove della trattativa ovvero i verbali di Riccio del 1995 (che grazie alle perizie sappiamo che nel 1995 non esistevano, perchè prodotti successivamente) e delle sbobinature di dichiarazioni di Siino, che grazie agli atti sappiamo parziali e mai sbobinate del tutto data la natura incline alla menzogna del teste (le cassette originali poi sono depositate al tribunale di Caltanissetta)?

Siamo nel 2001, sono passati 6 anni e Masi trova solo questi due documenti attendibili, non i 6 anni di indagini fatte dai suoi colleghi dopo. Masi prosegue dicendo che alcuni rilievi – intestazioni di utenze principalmente – lo portarono a Ciminna, in quanto lì si trovava un contatore intestato alla mamma dei fratelli intestatari del casolare di Mezzojuso descritto dal Riccio. Masi però si dimentica di far cenno ad un evento legato a Ciminna e i suoi casolari che nel 2001 accendeva le caserme di Palermo: il “mancato” arresto di Provenzano da parte della squadra Catturandi di Palermo, che arrestò sulla base delle intercettazioni ambientali Benedetto Spera, latitante e favoreggiatore di Provenzano.

Per un mese il Ros – nella persona di Parente -, le Procure di Palermo e Caltanissetta e la Polizia litigarono pubblicamente sulla colpa del mancato arresto di Provenzano che, stando ad un intercettazione di Spera in carcere “Stava lì, a pochi metri”. La polizia però, arrestati Nicola la Barbera e Spera non abbandonarono il campo di Ciminna e proseguirono le intercettazioni a due favoreggiatori Doc di Provenzano: Tolentino ed Episcopo. E anche qui possono sorgere dubbi sull’attendibilità di Masi: non fa mai cenno – quando dice di aver seguito questi due – ad incontri con i colleghi poliziotti, che restarono all’ascolto fino al loro arresto nel 2005, durante l’operazione Grande Mandamento.

Masi parla di non essere riuscito a mettere le cimici in un non meglio precisato casolare perchè “non c’era alimentazione”, eppure sappiamo dai rapporti della catturandi che delle cimici a Ciminna erano piazzate proprio per intercettare i due criminali di cui parla, in particolare nella masseria di Tolentino, in casa di Tolentino e di Episcopo. Lo sappiamo perchè ci sono anche le intercettazioni dei due mentre mangiano e commentano l’identikit di Provenzano al Tg, mentre uno detta e l’altro batte a macchina i pizzini nella masseria, mentre contano i soldi, mentre confrontano il trattamento di Spera da quello del “ragioniere”… Eppure Masi non parla mai di essersi imbattuto nella polizia, fatto strano, data la scarsa estensione del paese. E neppure nelle cimici dei colleghi, seppure ben nascoste. Lo sappiamo perchè l’ultimo ascolto fu spezzato da Episcopo che ne scoprì una giocando a scrostare l’intonaco della masseria del compare con un cacciavite.

La storia poi dell’intralcio del Ros mentre lui, unico Carabiniere integerrimo tentava seriamente di mettersi sulle tracce di Provenzano appare poi difficile da credere, soprattutto alla luce della seconda ondata di dichiarazioni, quelle della denuncia del maggio 2013 dove raccontava della sorella disoccupata e del posto offertole per mettere a tacere il fratello, a cui poi toccarono mille trasferimenti per poi terminare al nucleo scorte. Appare incredibile perchè sappiamo, grazie ad alcune dichiarazioni del ROS, che Ciminna era sotto intercettazioni già dal 1998 e a mettere le cimici intorno alla masseria di Nicola la Barbera era stato nondimeno che il Capitano Ultimo e la sua squadra. La furente lettera aperta ai giornali che il comandante del ROS Parente del febbraio 2001 per la mancata cattura di Provenzano costituisce sufficiente prova del grado di infiltrazione del ROS nella piccola località siciliana.

Tralascerei poi la storia su Angeli perchè più di supporto al processo della Trattativa che al Processo Mori, incentrato sulla mancata cattura di Provenzano. Comunque surreale per un Carabiniere che si mette alla caccia di Provenzano da solo, s’intenda: Masi ricerca i verbali di 6 anni prima su Provenzano – ignorando completamente quelli più recenti e che potrebbero contenere delle svolte d’indagini – ma si fida delle voci di corridoio su un collega trasferito senza neppure sforzarsi di accedere ad un verbale. Eviterei anche di rimarcare come il caposcorta di un PM sia stato ammesso a testimoniare ad un processo dove il suo protetto è l’accusa. Tralascerei anche il commento alla denuncia 2013, con il dettaglio alle macchine da scrivere di Provenzano o l’aver visto Matteo Messina Denaro ed essersi nascosto in un cespuglio, perchè dello stesso tenore del racconto precedente. Potremmo anche fare ipotesi sulla natura dello stop perentorio alle indagini di Masi, visto la coincidenza di persone e tempi con l’inchiesta delle Talpe in Procura, condotta proprio da un superiore di Masi, il Col. Sottili, nel 2003. Sui compari poi saltati fuori a posteriori ho già parlato, specialmente del Sig. Anonimo andato in onda a Servizio pubblico.

Mi soffermerei invece sull’amarezza che provocano in me queste vicende, riflettendo sulla velocità con cui le notizie alterate o farlocche prendano piede e, si riflesso, sugli ostacoli che la verità incontri cercando di sfatare il mito. Non solo nelle vicende torbide dell’antimafia, sia chiaro. I recenti casi di Stamina per la sanità, i programmi per farci ammalare di scellerate case farmaceutiche mediante vaccini o altre bufale che girano hanno dimostrato quanto il teorema del complotto sia più facile da diffondere che la notizia corredata da prove, vista sempre come un insabbiamento della verità. Finchè continueremo a ripetere a pappagallo quanto visto o sentito dire senza non dico documentarci, ma quantomeno usare un po’ di logica, esisteranno sempre queste persone che tenteranno di cavalcare l’onda della credulità. Speriamo solo che esistano altrettanti giudici Fontana per sfatarli tutti.

 

 

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