Avanti, Sergio! Coraggio

Giustizia No Comments

di Ulderico De Laurentiis tratto dal suo blog personale uldericodelaurentiis.it

“L’unico golpe che vediamo è quello perpetrato contro i cittadini della Repubblica,quelli che non hanno una casaquelli che non hanno un lavoro e quel golpe non lo hanno fatto e non lo fanno i carabinieri” (Ultimo)

 

Hai preso un gruppo di “soldati straccioni”, creato il Crimor e con questi hai arrestato Totò Riina. Il sistema ti ha accusato di concorso in favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. 

Poi sei andato al NOE, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, a Roma e da Vice Comandante non hai scelto la scrivania, ma la caccia agli Eco-Mafiosi e politici corrotti. Il sistema ti ha tolto la scorta.

Intanto hai fondato anche una Casa Famiglia per il recupero e il reinserimento di minori disagiati o figli di famiglie segnate dal crimine. E intanto il sistema ti esautora dal comando.

Poi l’indagine su Cpl-Concordia, arrivando fino ai Casalesi, ma spuntano fuori anche i nomi del Potere: i nomi dei signori del Sistema. E ti mandano via da carabinieri, all’AISE – Ufficio per gli affari interni dei servizi. Poi Consip…

Infine nei Servizi non potevi non essere accusato di Golpe.

Il Sistema funziona così… come tu stesso hai dichiarato quando ti hanno sciolto il Crimor:”La nostra presenza costituirà per il futuro un’accusa permanente verso quella burokrazia egemone che non ha saputo combattere, ma ha saputo distruggere quelli che combattevano.”

Il Sistema al Potere non tollera le accuse. Il Sistema accusa. Il Sistema distrugge.

Il Sistema ha Paura.

Avanti Sergio! Coraggio.

Ancora…

Polemiche sulla rimozione di Ultimo

Giustizia, Mafia No Comments

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Come ormai tutti sanno (nonostante il silenzio assordante di tutti i telegiornali, ad eccezione di TG LA7), al capitano Ultimo è stato tolto il potere di fare indagini, di essere operativo nelle operazioni di polizia giudiziaria.

Ora, molti urlano al vittimismo, dicono che non è vero che hanno voluto colpire lui, ma è una riorganizzazione di tutti i corpi dei carabinieri, ma non era assolutamente nulla di personale contro il colonnello De Caprio.

Ora, ammettiamo che sia vero. L’arma, per riorgazzare i vertici, toglie il potere di investigazione al migliore dei suoi uomini proprio durante le indagini più scottanti? Il generale non è colpevole? Magari no, ma si verifica del tutto incompetente. Perchè riorganizzare non vuol dire mettere un investigatore dietro una scrivania a scaldare una sedia nel pieno delle proprie inchieste.  In un periodo critico come questo, in cui mafia capitale regna sovrana, l’arma ha dato un segnale chiaro: i criminali non vanno indagati. Nè i carabinieri possono investigare.

Oltretutto, se questo riguarda altri corpi dell’arma, è ancora peggio, vuol dire che in molti si sono ritrovati privati di inchieste già iniziate. Ora, a casa mia questa potrebbe essere considerata una operazione di pura inettitudine. E se il generale Sette non andrebbe rimosso per aver ostacolato Ultimo, andrebbe rimosso per inettitudine.

Se, come dicono molti, il generale è stato messo lì per obbedire a ordini di terzi, sarebbe cosa utile aprire un fascicolo sulla motivazione di questo ricambio di ruoli all’interno di TUTTA l’arma, e sul perchè sono stati così necessari e tempestivi questi ordini, proprio a ridosso di indagini così delicate.

Facciamo notare, che il colonnello De Caprio, rimane vice comandante del NOE, (quindi non è cambiato nulla a livello formale) semplicemente non può più fare indagini. Quindi l’unico cambio di riordino nell’arma, è stato un TOGLIERE IL POTERE DI INVESTIGARE. Noi saremo sempre dalla parte di Ultimo, noi combatteremo al suo fianco, noi non saremo mai complici di questo silenzio dei media, che vede tutti coinvolti. Ringraziamo chi, nel discusso mondo dello spettacolo, ha scelto di stare pubblicamente con lui, come Rita Dalla Chiesa, Raoul Bova, Michele Soavi. Ringraziamo i ragazzi del teatro alchemico, che a Rieti hanno messo su un banchetto per raccogliere le firme da integrare alla petizione che un ragazzo della Sicilia onesta, ha voluto creare, per il reintegro del colonnello nel suo ruolo operativo di polizia giudiziaria. Ringraziamo i ragazzi dell’antiracket capitano Ultimo, che onesti e coerenti come sempre, ci aiutano a far circolare la petizione di protesta.

Tutto il resto, tutte le chiacchiere fatte sul “non era lui l’obiettivo, ma ci è capitato per caso”, mi fa tanto pensare alla morte di Mattei, che si trovava su un aereo esploso dopo aver cercato trattare un ricambio di strategie petrolifere. Chi di voi crede che sia stata una esplosione casuale, quella dell’aereo di Mattei, ha la stessa mente criminale di chi pensa che l’esautorazione di Ultimo sia solo una regola da rispettare.

Chi non l’ha già fatto, firmi la petizione. Non rimanga a guardare. Non siate passivi nella storia. Facciamola noi. Ora il colonnello non ha più potere di combattere. Tocca a noi. AVANTI!

clicca qui e firma qui la petizione

Le intercettazioni di Riina: Berlusconi, il pizzo, Don Ciotti…manca qualcosa

Giustizia, Mafia No Comments

10896057_sotto-le-due-cupole-chiesa-religione-mafia-0di Enrico Tagliaferro 

Roma, 31 agosto 2014 – Repubblica e Il Fatto stanno “ricicciando” le intercettazioni di Riina nel carcere di opera di un anno fa, una al giorno.

Chissà se ricicceranno anche questa:

8 novembre 2013, Riina è a passeggio, e dice:

RIINA: « Brusca dice che io gli ho detto… perché Brusca fa una dichiarazione cattiva, “mi ha detto Riina che gli ha presentato un papello”… ma questo papello non si trova,non c’è…;

LORUSSO: Va bene, ma dire una cosa di quella è facile, perché siccome la storia di questo papello circola, circola, circola…chiunque si può avventare… a dire, sì il papello, si, ma mi hanno chiesto del papello…;

RIINA: Perché, perché, perché… l’importanza…,sono andati a fare tutte le indagini sui miei figli, le mie sorelle, a mia moglie, a mia madre…

LORUSSO: e non hanno trovato nessun riscontro a tutte queste cose…

RIINA: «A mio fratello, a tutti, ai bambini…bambini, ai picciridduzzi…tutti… hanno un fascicolo messo lì … non risulta nulla, non risulta… perciò questo (Giovanni Brusca, ndr) è un PALLISTAè un PALLISTA che io gli ho detto questo, questo papelloquestopapello…, gli ho fatto un papello.  Io gli ho detto a lui… a questo becco… interessati per tuo padre perché io in Cassazione non posso fare nienteQuesto gli ho detto: interessati, interessati… per suo padre. No che gli ho dato il papello!».

Al minuto 44 dell’intercettazione Riina aggiunge che il papello  «fu una cosa detta da lui(Brusca, ndr),  studiata da lui, sentimento suo», e subito dopo dice il Lorusso: «Ciancimino, padre e figlio, fotocopia di qua e di là… normografo…ha preso qualche … inc …. Da qualche parte …  ha fatto un collage e solo un collage…».

E ancora,sempre l’8 novembre:

LORUSSO: … non c’era nessuna trattativa, non è che c’era una trattativa… in passato.

RIINA: Si si…

LORUSSO: C’era una connivenza, così, tra mafia e politica, quando poi la politica ha tradito la mafia l’ha punito.Questo era… quindi questo…

RIINA: Minchia, c’era il padre, il figlio…c’erano i padri ed i figli.

LORUSSO: «Questo smonta poi tutto il teorema della trattativa Stato-mafia, viene smontato da queste affermazioni. Perché se si prende per buono queste affermazioni, allora si deve dire non c’era nessuna trattativa, bensì, c’era una connivenza come sempre è stata, come si dice che sempre è stata in tutto il mondo tra politica e mafia, e ad un certo punto una parte ha tradito e l’altra parte voleva punire… Questo è quello che ruota in tutto il castello accusatorio della trattativa stato-mafia.

Se invece si deve dire che c’era la trattativa stato-mafia… allora…». 

RIINA: «No, ma non c’è. perché poi non ha fatt…

LORUSSO: Non c’è niente a sostegno, né dell’una cosa, né dell’altra cosa.

RIINA: O c’è andato questo, o c’è andato quello. Chi c’è andato a trattare?…

LORUSSO: Eh, esatto. Ma non c’è niente, né a sostegno di una cosa… parole.

RIINA: Quello è stato assolto un sacco divolte… il generale…perciò…».
LORUSSO: «Il generale… Mori».
RIINA: «E’ Mori, noialtri… non è checi fa di arbitro, ci fa i fatti.».

LORUSSO: Le prove documentali sono tutte contro questi teoremi, i fatti sono tutti contro, contro queste affermazioni della procura

RIINA: E loro vorrebbero fare entrare il porco per il di dietro…

 

Quel giudice che sfatò il segreto del Pulcinella (trasferito a Palermo)

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mario-fontana-255452_tn[1]Saverio Masi non è attendibile dice Fontana nelle motivazioni del Processo Mori. Impossibile. Insomma, come può non essere attendibile uno che va a testimoniare al Processo Mori e parla di una storia avvenuta tre anni dopo che il Generale non faceva più parte del ROS? Uno che viene trasferito da Napoli a Palermo, vuole entrare subito nel nucleo ricerche di Provenzano e ovviamente gli dicono di no, preso dal risentimento intanto che scioglieva un comune sulle Madonie per mafia si mette ad indagare da solo su Provenzano e si imbatte casualmente in due prove della trattativa ovvero i verbali di Riccio del 1995 (che grazie alle perizie sappiamo che nel 1995 non esistevano, perchè prodotti successivamente) e delle sbobinature di dichiarazioni di Siino, che grazie agli atti sappiamo parziali e mai sbobinate del tutto data la natura incline alla menzogna del teste (le cassette originali poi sono depositate al tribunale di Caltanissetta)?

Siamo nel 2001, sono passati 6 anni e Masi trova solo questi due documenti attendibili, non i 6 anni di indagini fatte dai suoi colleghi dopo. Masi prosegue dicendo che alcuni rilievi – intestazioni di utenze principalmente – lo portarono a Ciminna, in quanto lì si trovava un contatore intestato alla mamma dei fratelli intestatari del casolare di Mezzojuso descritto dal Riccio. Masi però si dimentica di far cenno ad un evento legato a Ciminna e i suoi casolari che nel 2001 accendeva le caserme di Palermo: il “mancato” arresto di Provenzano da parte della squadra Catturandi di Palermo, che arrestò sulla base delle intercettazioni ambientali Benedetto Spera, latitante e favoreggiatore di Provenzano.

Per un mese il Ros – nella persona di Parente -, le Procure di Palermo e Caltanissetta e la Polizia litigarono pubblicamente sulla colpa del mancato arresto di Provenzano che, stando ad un intercettazione di Spera in carcere “Stava lì, a pochi metri”. La polizia però, arrestati Nicola la Barbera e Spera non abbandonarono il campo di Ciminna e proseguirono le intercettazioni a due favoreggiatori Doc di Provenzano: Tolentino ed Episcopo. E anche qui possono sorgere dubbi sull’attendibilità di Masi: non fa mai cenno – quando dice di aver seguito questi due – ad incontri con i colleghi poliziotti, che restarono all’ascolto fino al loro arresto nel 2005, durante l’operazione Grande Mandamento.

Masi parla di non essere riuscito a mettere le cimici in un non meglio precisato casolare perchè “non c’era alimentazione”, eppure sappiamo dai rapporti della catturandi che delle cimici a Ciminna erano piazzate proprio per intercettare i due criminali di cui parla, in particolare nella masseria di Tolentino, in casa di Tolentino e di Episcopo. Lo sappiamo perchè ci sono anche le intercettazioni dei due mentre mangiano e commentano l’identikit di Provenzano al Tg, mentre uno detta e l’altro batte a macchina i pizzini nella masseria, mentre contano i soldi, mentre confrontano il trattamento di Spera da quello del “ragioniere”… Eppure Masi non parla mai di essersi imbattuto nella polizia, fatto strano, data la scarsa estensione del paese. E neppure nelle cimici dei colleghi, seppure ben nascoste. Lo sappiamo perchè l’ultimo ascolto fu spezzato da Episcopo che ne scoprì una giocando a scrostare l’intonaco della masseria del compare con un cacciavite.

La storia poi dell’intralcio del Ros mentre lui, unico Carabiniere integerrimo tentava seriamente di mettersi sulle tracce di Provenzano appare poi difficile da credere, soprattutto alla luce della seconda ondata di dichiarazioni, quelle della denuncia del maggio 2013 dove raccontava della sorella disoccupata e del posto offertole per mettere a tacere il fratello, a cui poi toccarono mille trasferimenti per poi terminare al nucleo scorte. Appare incredibile perchè sappiamo, grazie ad alcune dichiarazioni del ROS, che Ciminna era sotto intercettazioni già dal 1998 e a mettere le cimici intorno alla masseria di Nicola la Barbera era stato nondimeno che il Capitano Ultimo e la sua squadra. La furente lettera aperta ai giornali che il comandante del ROS Parente del febbraio 2001 per la mancata cattura di Provenzano costituisce sufficiente prova del grado di infiltrazione del ROS nella piccola località siciliana.

Tralascerei poi la storia su Angeli perchè più di supporto al processo della Trattativa che al Processo Mori, incentrato sulla mancata cattura di Provenzano. Comunque surreale per un Carabiniere che si mette alla caccia di Provenzano da solo, s’intenda: Masi ricerca i verbali di 6 anni prima su Provenzano – ignorando completamente quelli più recenti e che potrebbero contenere delle svolte d’indagini – ma si fida delle voci di corridoio su un collega trasferito senza neppure sforzarsi di accedere ad un verbale. Eviterei anche di rimarcare come il caposcorta di un PM sia stato ammesso a testimoniare ad un processo dove il suo protetto è l’accusa. Tralascerei anche il commento alla denuncia 2013, con il dettaglio alle macchine da scrivere di Provenzano o l’aver visto Matteo Messina Denaro ed essersi nascosto in un cespuglio, perchè dello stesso tenore del racconto precedente. Potremmo anche fare ipotesi sulla natura dello stop perentorio alle indagini di Masi, visto la coincidenza di persone e tempi con l’inchiesta delle Talpe in Procura, condotta proprio da un superiore di Masi, il Col. Sottili, nel 2003. Sui compari poi saltati fuori a posteriori ho già parlato, specialmente del Sig. Anonimo andato in onda a Servizio pubblico.

Mi soffermerei invece sull’amarezza che provocano in me queste vicende, riflettendo sulla velocità con cui le notizie alterate o farlocche prendano piede e, si riflesso, sugli ostacoli che la verità incontri cercando di sfatare il mito. Non solo nelle vicende torbide dell’antimafia, sia chiaro. I recenti casi di Stamina per la sanità, i programmi per farci ammalare di scellerate case farmaceutiche mediante vaccini o altre bufale che girano hanno dimostrato quanto il teorema del complotto sia più facile da diffondere che la notizia corredata da prove, vista sempre come un insabbiamento della verità. Finchè continueremo a ripetere a pappagallo quanto visto o sentito dire senza non dico documentarci, ma quantomeno usare un po’ di logica, esisteranno sempre queste persone che tenteranno di cavalcare l’onda della credulità. Speriamo solo che esistano altrettanti giudici Fontana per sfatarli tutti.

 

 

“Ultimo” appello

Giustizia No Comments

manoraccogliamo un appello del capitano Ultimo e di tutti gli ultimi che hanno ritrovato una dignità grazie alla sua umanità

“Cari Amici grazie al vostro impegno e alla vostra generosità le attività dell’Associazione si sono moltiplicate.
Adesso dobbiamo aprire la serra fotovoltaica per i “non vedenti” e costruiremo il maneggio per l’ippoterapia a disposizione dei nostri fratelli diversamente abili.
E’ il momento di aumentare le nostre forze, per questo apriamo le iscrizioni per un volontariato militante e combattivo che faccia crescere ancora di più la dolcezza e la forza della nostra azione sociale di strada.
Cerchiamo subito 20 volontari per le diverse attività dell’associazione: cucina solidale, pulizia delle diverse aree e falconeria.
Le iscrizioni sono aperte a tutti: militari, civili e diversamente abili.
So che ce la faremo perché nel cuore abbiamo gli stessi sogni e gli stessi ideali.
Sempre uniti…
ULTIMO”

Contattataci all’ indirizzo email : info@volontaricapitanoultimo.it o al numero di telefono 3464386530
Associazione Volontari Capitano Ultimo Onlus
Roma (Prenestina)
Via Tenuta della Mistica

Pm Di Matteo, ma lei la memoria del Generale Mori l’ha letta?

Giustizia No Comments

Trattativa-Stato-Mafia[1]Dott. Di Matteo, scusi se una bambina che non sa niente di giornalismo si permette di rivolgersi a Lei in prima persona, ma ho una domanda da porLe: Lei la memoria del Generale Mori l’ha letta? Il dubbio mi sorge apprendendo della sua frase, recitata durante l’udienza del 12/07/2013 del Processo Mori: “Secondo la difesa  nessuna importanza hanno le agende del colonnello Michele Riccio, nè tantomeno i floppy che abbiamo prodotto.”

Mi permetto di girarLe il testo, così, tanto per rinfrescarle la memoria, perchè capisco che 160 pagine siano lunghe da ricordare. A pagina 35 e 36 , riguardo ai floppy, leggiamo:

“A proposito poi dei floppy disk creati nel 1993 e consegnati dal Riccio nel corso del processo e quindi a distanza di anni, che starebbero a dimostrare l’attendibilità della sua versione circa i tempi di redazione delle relazioni, osservo che:

. tecnicamente, e la mia difesa lo dimostrerà, è possibile facilmente modificare le date di redazione di un file agendo sul gruppo data/orario. Peraltro il consulente del PM, l’ing. Fulantelli, a domanda del Tribunale,ha affermato di non poter escludere che possa esserne stata modificata la data di creazione. Lo stesso consulente non ha potuto spiegare come la data di creazione dei files risalga al 16/18 gennaio 1993, quando la collaborazione di Ilardo comincia invece, anche a detta del PM, nell’ottobre 1993. Si deve dedurre quindi che questi siano dischetti riutilizzati, quindi non originali e pertanto tecnicamente non rilevanti;

. tutte le relazioni presentate, secondo quanto afferma Damiano, furono redatte da Riccio all’atto della compilazione dell’informativa e la conferma di questa asserzione si rinviene nel documento word in questione dove, alle voci “ultima modifica” e “ultimo salvataggio”, si constata, per tutte, la data del 5 luglio 1996, anche, cioè, per quelle che, asseritamente,sarebbero state compilate nei mesi precedenti.”

Riguardo alle agende invece, da pagina 44 in poi si legge:

A proposito poi delle agende di Riccio a cui l’accusa ha dato ampio rilievo per sostenerne le affermazioni, queste furono consegnate il 9 giugno 1997 dalla moglie dell’ufficiale al dott. Nicolò Marino della Procura della Repubblica di Catania, subito dopo l’arresto, avvenuto due giorni prima, 6 giugno 1997. Oltre alle valutazioni che dà il Gip di Catania della loro attendibilità per il fatto specifico, rileva più in generale la perizia su di un’agenda di Riccio, deposita il 24 novembre 1997 dal prof. Aldo Agosto, e richiesta gli dalla dott. sa Francesca Nanni della Procura della Repubblica del Tribunale di Genova, nell’ambito del procedimento n. 2979/96/21 a carico di Riccio Michele ed altri. Il perito dall’esame delle annotazioni, a proposito dell’agenda, osserva che:

. “ …la prima impressione( che dà) è quella di apparire in gran parte una “bella copia”, innanzitutto per l’estremo ordine generale normalmente presente .“;

. sull’apposizione di parti aggiunte anche con foglietti autoadesivi rileva che, testuale: “non mostra continuità grafica con i testi di cui sono il  seguito, e non offre garanzie di contestualità con gli stessi“;

. aggiunge anche che, testuale: “talora si sono potuti accertare i segni di matita non perfettamente cancellati con la gomma o solchi di brevi tracciati precedenti scritti, pure cancellati con la gomma“;

. e conclude poi che la scrittura in esame appare come “ …una stesura sotto forma di memoriale, certamente riveduta e completata in vari momenti successivi.” (allegato n. 9).

Dal che si possono ricavare fondati dubbi sul contenuto delle note redatteda Riccio nelle sue agende e su quando queste note siano state effettivamente compilate.”

Dott. Di Matteo, alla luce della perizia del SUO consulente, Ing. Fulantelli, e alla luce di una perizia fatta sulle agende in tempi non sospetti e in una procura assolutamente neutra, è proprio sicuro che la difesa non abbia attribuito nessuna importanza? Perchè a me non sembra una questione soggettiva, basata sul bisogno di uscirne puliti, ma una questione oggettiva che i due reperti non abbiano alcun valore di prova poichè non autentici e non grazie ad alcune deduzioni della difesa, ma da parte di una perizia neutra ed una dell’accusa.

Andando avanti, sempre all’udienza del 12/07/2013 del processo Mori lei affermava: “Il punto forte della difesa E’ Vito Ciancimino, colui che smentisce il figlio Massimo. Un condannato per mafia è il punto forte della difesa. Basterebbe questo per capire gli l’inconsistenza degli argomenti degli avvocati degli imputati. Il termine trattativa è l’unico possibile nella ricostruzione degli eventi. Prendere contatti con determinati obiettivi significa trattare”

A parte il non vedere il nesso logico tra la condanna per mafia e il non dire la verità (le ricordo che tutti i pentiti dei quali vi avvalete sono condannati per mafia e che qualcuno, ad esempio Nino Giuffrè, ha fornito informazioni chiave per gli ultimi arresti.), soprattutto in virtù del fatto che molti documenti manoscritti del Ciancimino concordi con le agende di Mori risultano redatti in tempi non sospetti (su tutti il memoriale “I Carabinieri” scritto nel 93 a Rebibbia), mi chiedo in che modo il Sig. Massimo Ciancimino, ritenuto inattendibile da diverse corti ( tra cui: il tribunale di Caltanissetta -rinvio a giudizio Borsellino Quater, p. 137 e Corte d’Appello di Palermo – Processo dell’Utri, da p. 545 sulla non ammissione di Ciancimino a depositare) potrebbe risultare più attendibile del padre stesso che in assoluta tranquillità preparava un libro a pochi mesi di distanza dagli avvenimenti?

E soprattutto, perchè un testimone indiretto, che la corte di Caltanissetta giudicava con queste parole: “Massimo Ciancimino ha reso dichiarazioni molto spesso insuscettibili di riscontro ovvero riscontrate  negativamente. Ma, ciò che è più grave, in diversi casi si è acclarato che non ha detto la verità ed ha anche commesso gravissimi reati di calunnia a danno di personaggi delle Istituzioni, tanto da indurre questa Procura – come vedremo – a formulare un giudizio finale sostanzialmente negativo sulla attendibilità intrinseca dello stesso e ad ipotizzare l’esistenza di un personale disegno criminoso (ipoteticamente anche in concorso con altro od altri soggetti allo stato non identificati) dietro la apparente volontà di voler fornire un contributo di conoscenza alle indagini in corso su alcuni temi di grande rilievo” e ancora A ben vedere il bilancio della “pseudo-collaborazione” del CIANCIMINO sembra essere più favorevole agli interessi di Cosa Nostra che a quelli dello Stato.” ,alla luce delle lettere falsificate portate a processo (ricordiamo con simpatia, sempre in un’udienza del Processo Mori, l‘episodio della fotocopiatrice) dovrebbe essere attendibile?

Dott. Di Matteo, le chiedo di non vedere questo post come un attacco personale. Ripeto: non sono che una bambina che scrive per diletto e non sa niente di giornalismo ma che si sente un po’ presa in giro quando un Pubblico Ministero che agisce anche per mio nome e conto – in quanto parte del popolo Italiano- si aggrappa a teorie che l’oggettività delle prove fornite demolisce. Siccome il Processo Mori è oramai alla conclusione, mi auguro che nei suoi prossimi processi Lei possa esaminare le prove inconfutabili e le perizie che man mano vengono prodotte per formulare una teoria sull’accaduto piuttosto che, come è accaduto per il Generale Mori, analizzare prove e testimoni che confutino anche solo parzialmente una teoria precostituita.

Saluti.

Censurati on the road: i confini razionali della faccia tosta

Giustizia, Personale No Comments

La-legge-e--uguale-per-tutti[1]L’app ANSA o simili di informazione sul cellulare sono un’arma a doppio taglio quando sei in giro, specialmente in tempi morti come viaggi in treno e code, perchè se da un lato ti permettono di passare più velocemente il tempo, dall’altro per loro necessità di sintesi ti costringono ad un sunto della notizia, che spesso riporta solo il lato che non vorresti mai leggere, per la sfacciataggine degli attori protagonisti, sia di notizie “leggere” che di quelle più pesanti.

Non voglio leggere che Ciancimino dichiari di essere una vittima dopo essere stato arrestato per evasione fiscale e altri capi di imputazione più o meno gravi. Non voglio sapere che i fatti risalgono al 2009, perchè il passo successivo è chiedermi perchè fino ad ora fosse fuori. Era forse una vittima intanto che pronunciava le frasi che gli sono state intercettate o svolgeva gli atti che costituiscono reato? Oppure era parte attiva e consapevole? Non voglio vedere i riassunti delle sue grandi verità sulla trattativa (senza neppure un accenno alle sue cantonate) perchè le due cose non si compensano. Chi sbaglia paga.

Non voglio neppure leggere degli imputati al massacro di Ponticelli, dove nel 1983 vennero violentate ed uccise due bimbe di 7 e 10 anni, che alla bocciatura della loro richiesta di revisione del processo iniziano a gridare in aula “questa è la giustizia italiana”. E la giustizia per Barbara Sellini e Nunzia Munisi? Oggi avrebbero 37 e 40 anni, forse una famiglia, un lavoro, una casa. Invece la loro vita si è fermata nel 1983, facendo in tempo a scoprire solo il lato più barbaro e disumano degli uomini. La vostra rabbia, cari imputati, è nulla contro lo schifo che avete fatto. La vostra memoria ha cancellato quegli orrori su due creature indifese, noi no. E grazie a Dio, neppure i giudici della IV sezione della Corte d’Appello di Roma.

Spererei di non leggere più, almeno per un po’, esternazioni di uomini dalla faccia di bronzo inestimabile. E’ vero, molte volte la giustizia italiana non funziona. Molte volte prende fischi per fiaschi o non considera degli elementi fondamentali salvo poi riaprire processi 20-30anni dopo. Ma ci sono casi, come questi, dove funziona e bisogna dargliene atto. Sarebbe stato molto più vergognoso sapere dei tre mostri di Ponticelli a revisione dopo la crudeltà inumana mostrata verso le due bimbe e magari della possibilità di una loro imminente scarcerazione. Sarebbe stato risibile il sapere di comprovati comportamenti criminali di Ciancimino nel 2009 (periodo di inizio della sua collaborazione, nda) in mano alla Procura di Bologna e di nessuna misura punitiva perchè teste di un altro processo in un’altra Procura. All’ANSA e simili invece chiedo un favore: conditele un pelo. Dilungatevi un attimo: evitatemi queste incazzature cocenti.

Scolapasta ed inchieste maccheroniche

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scolapasta[1]Lo ammetto: con le inchieste maccheroniche avevamo già un bell’allenamento. Le Procure di Caltanissetta e Palermo con la Saga dei Borsellino (I,II, III; IV, Reloaded, Revolution), il Processo Mori e la Trattativa Stato e Mafia ci hanno tenuti su altissimi livelli che ritengo (ma prima di tutto spero lo siano) insuperabili. Già solo la fantasia di basare tutto l’impianto accusatorio sulle dichiarazioni di un personaggio a dir poco dubbio, per intenderci uno che è famoso per aver rubato un assegno dal cassetto del padre, fatto una firma e tentato di comprarsi una moto. Già solo ammettere a testimoniare personaggi di altissimo livello quali un carabiniere dentro per aver raffinato droga e che appena condannato inizia a parlare del suo ex capo come un bambino di 4 anni parla alla sua mamma della maestra che l’ha messo in castigo, anonimi vari ed eventuali che testimoniano mediante romanzi epistolari o con dei tramiti (come successo contro Contrada nella Saga Borsellino), un ragazzo semianalfabeta e con gravi problemi di tossicodipendenza ma che sapeva perfettamente chi fosse Bruno Contrada, ecc ecc ecc

La lista è già di per sè un concentrato di personaggi maccheronici, che ben caratterizzano le storie costruite (si badi COSTRUITE, non ricostruite. Per ricostruire ci vanno prove inconfutabili) su di loro. A volte il personaggio da solo non basta e così si sceglie la via del rafforzamento maccheronico. Taglia, copia ed incolla, fotocopie et voillà, la prova è fatta. Nessuno chiede il motivo del taglio, del fatto che si presenti una fotocopia o che e il teste sarà libero di fare le sue dichiarazioni, riuscendo con un solo A4 a mettere in moto una macchina burocratica che coinvolgerà esami della scientifica, perizie di parte e controparte, riesami e mandando avanti un altro anno un processo che altrimenti si sarebbe chiuso in due mesi, con beneficio di chi, di queste inchieste, se n’è fatto un lavoro: giornalisti, cronisti, PM, etc..

Ripeto, avevo già un bell’allenamento, ma l’incredulità si è comunque impossessata di me alla lettura di una nuova inchiesta nissena sulla Saga Falcone. Qui abbiamo un teste ritenuto ATTENDIBILISSIMO, per essersi autoaccusato di aver rubato a spinte la 126 non funzionante dell’attentato a Borsellino. Un teste dai ricordi indelebili. Ricorda, a distanza di 20 anni che la 126 l’han portata via a spinte perchè “la frizione non funzionava perchè la guidava una donna coi tacchi” ed il compare che andò a rubare la macchina con lui non riusciva a disinserire il bloccasterzo.  Una certificazione di qualità ed attendibilità proprio…maccheronica.

Proprio un personaggio del genere è riuscito a far diventare maccheronica tutta l’inchiesta, con una semplice dichiarazione. Una dichiarazione innocente se vogliamo, che non fa scalpore come “Mori tentò di trattare con mio padre”, ma non per questo è meno sospetta o vizia meno l’impianto investigativo. L’attendibilissimo, dopo aver cambiato versione dei fatti un paio di volte sulle modalità di recupero dell’esplosivo dal peschereccio che l’aveva pescato dal mare, ci spiega in maniera dettagliatissima come avveniva il riciclo di quell’esplosivo, stando ai racconti, vecchio di cinquant’anni.

L’esplosivo che macinavamo era solido, di colore tra giallo chiaro e panna. Lo macinavamo schiacciandolo con un mazzuolo, lo setacciavamo con lo scolapasta sino a portarlo allo stato di sabbia”. Lo scolapasta. Geniale. Mostruoso e geniale nel contempo. Questa è la mafia povera, della manovalanza, quelli che “noi i politici non li conosciamo, altro che appalti!”, quelli che se devono usare un’utilitaria per fare un attentato la rubano a spinte perchè non l’hanno selezionata prima, è tutto improvvisato. Una mafia che, nonostante le indagini tuttaltro che maccheroniche di Gaetano Costa e Giovanni Falcone, faceva assegni da cento milioni nel 1980 ma nel 1990 non aveva neppure 2 mila lire per comprare un setaccio dal ferramenta.

Lo scolapasta è inserito a verbale, insieme alle contraddizioni del teste attendibilissimo che vede i “cilindri” che trasportavano l’esplosivo prima pieni di bombe e poi pieni solo di esplosivo che estraevano “rompendo il cilindro a martellate”. E’ a verbale anche il trasloco di 5 fusti da circa 100-150 kg l’uno dalla casa diroccata (diventata poi condominio) della zia del teste attendibilissimo alla ditta di trasporti dove lo stesso lavorava. Quale datore di lavoro si vede in cortile 5 fusti alti un metro e del diametro di 50 cm e non fa neppure una domanda? Specie se squarciati e si intravede il contenuto?

L’analisi dell’esplosivo almeno è puntuale e non lascia dubbi. Ah no, non è vero. Il gip di Firenze ha certificato che l’esplosivo usato in tutte le stragi è militare e proveniente da un unico posto, il teste attendibilissimo dichiara di averne usato solo metà di tipo militare pescato dal mare, il resto erano fusti di esplosivo da cava. Nessuno che si sia domandato il motivo per cui un teste così preciso non descriva le differenze dei fusti militari da quelli da cava. Detta così potrebbero sembrare anche la stessa cosa. Tra l’altro: quale nave avrebbe trasportato degli esplosivi in fusti? In guerra le navi europee avevano delle equipaggiature standard ed erano già appesantite da bombe di profondità, siluri e mitragliatrici. Dove avrebbero potuto trasportare fusti di esplosivo sfuso ed a che scopo?

A questo punto mi arrendo all’evidenza: siamo davanti all’ennesima indagine maccheronica, supportata da dichiarazioni maccheroniche di un teste questa volta ritenuto attendibilissimo. Vedremo mai la fine della Saga Falcone? Temo di no. Temo che si andrà ad aggiungere alla Saga Borsellino (dato che, come abbiamo visto, il testimone attendibilissimo è lo stesso). L’unica domanda che mi faccio è questa: se un giudice come Falcone, che per arrestare dei criminali si era pure appoggiato all’FBI perchè loro avevano già computer e database, avesse potuto leggere le indagini sulla sua morte e leggesse che la mafia dei grandi appalti pescava esplosivo in mare e lo setacciava con lo scolapasta, cosa avrebbe detto? Ma soprattutto, avrebbe biasimato il mafioso che qualsiasi cosa dica va bene per tenerlo fuori dal 41bis o il magistrato che ha inserito certe dichiarazioni a verbale perchè date da un teste attendibilissimo?

 

Petizione per Ingroia Procuratore Nazionale Antimafia? Ma per piacere…

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ingry2Attendevamo un colpo di scena che risparmiasse ad Ingroia l’arduo compito di iniziare a lavorare seriamente tra le vallate Aostane e lui non si è fatto attendere. Gli amici di sempre, Agende Rosse, Antimafia 2000, Don Ciotti e compagnia cantante hanno già firmato una petizione appena lanciata e aprono l’appello con queste parole:  “Noi, cittadini italiani, rispettosi e osservanti delle Leggi dello Stato, ci rivolgiamo con deferente ossequio al Consiglio Superiore della Magistratura, affinchè i componenti possano valutare l’opportunità di revocare il trasferimento del Giudice Antonio Ingroia ad Aosta.

Noi tutti sappiamo benissimo con quale tracotanza e violenza la mafia condiziona la nostra vita. E, pur comprendendo la norma di legge che vieta l’esercizio del Magistrato nelle sede ove è stata oggetto di candidatura politica, siamo qui a suggerire a codesto CSM, di esaminare l’opportunità, oltre a revocare il trasferimento, di voler assegnare il Giudice Antonio Ingroia presso la Direzione Nazionale Antimafia. Riteniamo che il nostro Paese non possa permettersi di fare a meno dell’esperienza antimafia acquisita da decenni e decenni dal dottor Ingroia.

Noi confidiamo che questa nostra supplica venga accolta favorevolmente: abbiamo bisogno di linfa che alimenti la nostra certezza di Legalità. Noi crediamo che il dott. Antonio Ingroia sia una risorsa del Paese e delle Istituzioni per quello che ha fatto ed ha rappresentato come PM antimafia in tutti questi anni e riteniamo si debba impedire in tutti i modi che si dimetta dalla magistratura. Dalle sue parole in alcune interviste si capisce che e’ tentato di dimettersi perché ritiene che il CSM lo abbia trattato in modo deteriore, non mettendolo in condizione, dopo la sfortunata esperienza elettorale, di essere utile come magistrato antimafia. Noi siamo d’accordo con lui e siamo convinti che lo Stato italiano debba dimostrare di apprezzare i sacrifici che questo uomo delle Istituzioni ha affrontato per difendere i cittadini onesti contro le mafie e per l’accertamento della verità nella stagione delle stragi degli anni ’90. Per questo, chiediamo al CSM di revocare la decisione di trasferire il dott. Ingroia ad Aosta e di destinarlo alla Direzione Nazionale Antimafia dove potrebbe riprendere la sua lotta contro le mafie. Non facciamo disperdere questo patrimonio dell’Antimafia, non rinunciamo al suo contributo alla lotta alle mafie.”

Un passaggio molto toccante ma che non mi è chiaro. Io, cittadina italiana osservante e rispettosa delle leggi dello Stato non ho ben chiaro quando Ingroia abbia combattuto la mafia. Per combattere la mafia si indaga e si arrestano i cattivi, non si indaga e si cerca di arrestare chi ha arrestato i cattivi. So che se fosse per Ingroia, Totò Cuffaro sarebbe ancora libero come l’aria, perchè l’imputazione richiesta da lui e soci non reggeva. Quindi, cortesemente potreste fornirmi nomi o statistiche sul brillante operato di Ingroia?

Non ho neppure ben chiaro quale sia il “trasferimento” di cui si parla. Ingroia, terminata l’aspettativa, era in attesa di una ricollocazione. La norma per i giudici in aspettativa parla chiaro: ricollocamento in ruolo entro i primi 5 anni di aspettativa e solo se il ruolo è disponibile. Ingroia, lo ribadiamo, HA SCELTO DI NON CANDIDARSI IN VALDAOSTA, HA SCELTO DI RIMANERE MAGISTRATO E QUINDI HA SCELTO DI LAVORARE AD AOSTA. Se poi questa scelta fosse stata fin da subito mirata per candidarlo a Procuratore Nazionale Antimafia, questo lo possiamo insinuare, ma non dire.

Quindi quando l’appello parla di una sensazione di Ingroia di essere stato trattato in modo deteriore dal CSM beh, quello è un problema suo. Il CSM ha agito solo in termini di legge come è suo compito fare. Di più: ha agito, nel caso di Riscossioni Sicilia, su tre precedenti in modo che NESSUNO potesse aprir bocca su quella votazione.

L’inadeguatezza di Ingroia a Procuratore Nazionale Antimafia è palese. Ad Aosta non è utile come magistrato antimafia, dicono. MA DOVE VIVONO QUESTE PERSONE? La Mafia è ovunque, anche in Valdaosta. Di più: la Valledaosta confina con ben due stati esteri, Francia e Svizzera, uno con un ingente traffico di Capitali mafiosi e l’altra con traffici di armi e droga attraverso scambi con la malavita locale, Nordafricana o traffici con gli spagnoli. E’ una posizione invidiabile, per chi volesse VERAMENTE lottare contro la mafia. Invece, il nosto Ingroia continua a lamentarsi e temporeggiare, per avere addosso quanta più opinione pubblica possibile e tentare una strada per lui impossibile.

A questo proposito, vorrei lanciare anche io due petizioni. La prima è: “Stop alla Sindrome di Calimero. Ingroia, puoi ancora cambiare.” “Ingroia, va bene che sei piccolo e nero, ma il mondo non ce l’ha con te. Stai solo vivendo quello che Dante chiamava “contrappasso”: in passato sei riuscito ad ingannarci tutti, a passare come brillante giudice solo perchè la stampa riportava il tuo operato. Poi hai tentato, riuscendoci per un brevissimo periodo, ad ingannarci mostrandoci un tuo passo avanti di carriera alle Nazioni Unite. Poi, la morte da magistrato e l’inizio del contrappasso: un continuo mi candido-non mi candido, un disastroso risultato elettorale, un continuo magistrato-non magistrato ed ora la lagna Aosta-non Aosta. Dopo sei mesi siamo stufi. Deciditi: o molli e vai a dare una mano al tuo amico Crocetta o resti e vai ad Aosta. Per 20 anni hai avuto dietro alle spalle una scritta, che volente o nolente vale anche per te: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.

La seconda petizione invece è: “CSM, facciamo finire subito questa pagliacciata”, “evitiamo di far passare il messaggio che qualsiasi piagnone, anche se non se lo merita, può aspirare a ruoli CHE COSTITUISCONO UN’ECCELLENZA NEL NOSTRO SISTEMA SOLO PERCHE’ APPOGGIATO DAI MEDIA” Sarebbe un duro colpo al sistema meritocratico che un personaggio come Ingroia, dopo tutte le bugie che ci ha detto, fosse anche solo presentato al voto del Plenum come papabile al posto di Procuratore Nazionale Antimafia. Perchè sapete, con tutte le inchieste che stanno partendo in lombardia, piemonte, emilia romagna ecc per mafia, un procuratore che dichiara che al nord non può fare il giudice antimafia sarebbe solo un danno, non un contributo”

Caselli al Quirinale? M5S, vorrei farti una domanda.

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travaglio_e_caselli[1]Non è una polemica, ma un disperato bisogno di capire. 50.000 persone hanno votato a queste Quirinarie. Non un gran numero, questo c’è da dirlo, ma forse il problema è da attribuire al fatto che non tutti sapessero di dover ripetere il voto perchè quello precedente era stato annullato. Non lo so. Fatto sta che oggi è uscita la top ten quirinalizia dei Grillini: Bonino, Caselli , Fo, Gabanelli, Grillo, Imposimato, Prodi, Rodotà, Strada, Zagrebelsky.

Nonostante possa aprire dei libri interi su quasi tutti i nomi e possa dire che la Bonino è acclamata da tutti in quasi tutti gli schieramenti politici, per la sua fermezza e la sua determinazione, indispensabili in questo delicato momento politico, io mi soffermerei sulla nomina di Caselli, chiedendo il perchè. Perchè un utente M5S, davanti a una schermata vuota dove apparivano solo i campi Nome e Cognome della persona che si voleva votare, ha pensato, con tutte le persone brillanti e piene di merito, proprio a Gian Carlo Caselli.

Una persona che non ha mai brillato in materia giudiziaria, anzi. Il processo a Dell’Utri l’hanno finito altri giudici dopo quasi un decennio dal suo trasferimento a Torino, Andreotti è uscito pulito da quelle che erano le sue accuse, Cuffaro se avessero dato retta ai suoi allievi sarebbe ancora in libertà e sulla mancata perquisizione al covo disse sotto giuramento di aver fatto il burattino nelle mani del ROS.

Vogliamo affidare il nostro paese nelle mani di una persona che ha giurato di aver fatto il burattino per ben 7 anni? Che fermezza può avere davanti a paesi come l’America uno che si è fatto manovrare da un pugno di Carabinieri? Consegneremo l’Italia alla servitù perenne. E allora mi chiedo: perchè Caselli? Poi mi ricordo di aver già scritto su Caselli, quando Travaglio lo nominò a Servizio Pubblico. Dissi che Travaglio aveva smosso la terra, liberando lo zombie assetato di notorietà.

Fino ad oggi non avrei mai agganciato quel discorso calunniatorio ed omissivo all’inizio della sua campagna elettorale, come non ci avrei agganciato la telefonata di Ciancimino e neppure l’esposto al CSM. Malignamente adesso mi viene da agganciarci pure il pacco arrivato alla Stampa, perchè, come diceva il vecchio Giulietto “a pensar male si fa peccato, ma alla fine ci si azzecca sempre”. E che dire poi davanti alla scoperta, che si sta diffondendo in queste ore, di una Casaleggio e Associati azionista di Chiarelettere, a sua volta azionista del Fatto Quotidiano?

Eppure Travaglio è vicedirettore del Fatto, Ciancimino era blogger del Fatto e legato a quella testata che ancora non lo epiteta come pataccaro, Chiarelettere ha pubblicato tutti i libri del buon Travaglio e alcuni degli ultimi di Grillo e guardacaso alle Quirinarie indette dal “movimento” spalleggiato dalla Casaleggio ed associati il primo uomo è quell’omino per cui Travaglio tanto si è speso negli ultimi tempi.

Corro troppo con la fantasia? Può essere. Ma allora, ripeto: con tutti i fior fiore di Nobel, ecologisti, inventori di cui l’italia ha motivo di vantarsi, PERCHE’ CASELLI?

 

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