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Padroni di niente, servi di nessuno

antiaccattonaggio

Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord ”deformita’ ributtanti”

VICENZA – Non mostrare ”deformita’ ributtanti”, lasciare almeno un metro di marciapiede per il transito dei pedoni, mendicare a distanza di almeno 200 metri l’uno dall’altro: sono alcune delle disposizioni emesse oggi dal sindaco di Vicenza Enrico Hullweck (Fi) in un’ordinanza che disciplina la mendicita’ sul territorio comunale. Pena: sanzioni da 25 a 500 euro.
Le regole prevedono anche che debba esserci almeno una distanza di 200 metri tra mendicante e mendicante e che chiede l’ elemosina lo faccia ad almeno cento metri da manifestazioni di carattere economico, sportivo, politico o da mercati e fiere. Richiesta dalle ”numerose lamentele espresse ripetutamente da cittadini residenti” ed emessa in considerazione di ”alcuni gravi episodi di molestia nei confronti di cittadini” e di litigio tra gli stessi mendicanti, l’ordinanza e’ motivata anche ”dall’opportunita’ di non consentire in talune particolari vie o piazze la mendicita’ per motivi di decoro”. In particolare, il divieto di accattonaggio vige in Corso Palladio, in Piazza dei Signori e nelle altre aree pedonali del centro storico.

”I fenomeni lamentati – e’ detto nella disposizione, ricca anche di riferimenti legislativi – provocano e riflettono una negativa immagine dell’aspetto culturale, estetico e turistico della Citta’, Patrimonio dell’Unesco”. E se il vescovo Pietro Nonis ricorda che ”i questuanti non si possono spianare con misure di legge o di disciplina forzata” e che ”in particolare fra loro esistono persone innocue, miti, non pericolose”, sul piano politico e’ scoppiata la polemica. Immediata infatti la replica del capogruppo Ds in consiglio comunale, Luigi Poletto, secondo il quale ”E’ un’ordinanza ridicola e vergognosa: la mendicita’ viene derubricata da problema sociale della societa’ opulenta a questione estetica”, riferendosi al testo che vieta ”la mendicita’ invasiva aggravata mostrando nudita’, piaghe, amputazioni o deformita’ ributtanti”.

”Mentre il legislatore depenalizza – prosegue Poletto, ricordando che oggi l’accattonaggio non e’ piu’ reato – a Vicenza si proibisce per decreto l’esercizio della pieta’ ”. Da parte sua, il sindaco Hullweck (Fi) ha affermato di aver lui stesso avuto ”qualche dubbio sulla liceita’ dell’intervento, in quanto dal ’99 mendicare non e’ piu’ vietato dalla legge italiana”. ”Ma – afferma il sindaco di Vicenza – di fronte alle continue lamentele dei residenti si cerca almeno di disturbare gli accattoni di professione”. Per il vicesindaco Valerio Sorrentino (An), invece, l’ordinanza ”e’ quasi un atto dovuto di ordinaria amministrazione”.

Il direttore della Caritas diocesana vicentina, don Giovanni Sandona’, rileva pacatamente che ”elemosina ed accattonaggio non sono un modo serio di fare promozione umana, non mirano a rimuovere la situazione che crea precarieta’, anzi sappiamo che dietro a un determinato accattonaggio puo’ esserci davvero una forma di sfruttamento delinquenziale, particolarmente odioso quando vengono usati minori”. Tuttavia, afferma la Caritas, ”non e’ liberando la vetrina del centro storico che si risolve il problema: nel ricovero notturno dell’ultimo inverno la Caritas diocesana ha ospitato 376 persone, di cui 70 italiani, pari al 18,6% del totale. Il problema c’e’ ”. Per la Caritas, ”va messo in piedi un percorso in sinergia con le Uls, che stanno stilando i piani di zona per i prossimi anni, e con i comuni attorno a Vicenza”.

Per Margherita Miotto, consigliera regionale della Margherita, ”con questo regolamento si vuol nascondere la realta’, ma non si possono allontanare per decreto i poveri perche’ sgraditi alla vista o perche’ turbano i benestanti: il perbenismo classista divide i poveri dai ricchi col rischio della discriminazione”. Miotto sottolinea invece che ”bisogna colpire le organizzazioni della malavita che sfruttano una parte dei mendicanti. L’altra parte e’ frutto di una societa’ che emargina ed esclude: un sindaco, che ha competenze esclusive e primarie in questo campo, deve allora porsi il problema dell’inclusione sociale”. ”Dove invece la richiesta di elemosina e’ dovuta anche a fattori culturali, come nel caso della cultura zingara – si chiede Miotto – a cosa pensa Hullweck, alla deportazione?”.
Infine, l’Ulivo tutto ”si riserva di esaminare attentamente il provvedimento sotto il profilo della legittimita’ e della coerenza con le situazioni generali: in una societa’ liberale il mendicare puo’ addirittura configurarsi come un diritto incomprimibile”

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