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Padroni di niente, servi di nessuno

Porta a Porta e le vittime della politica virtuale

Dopo Fini con il caso Calipari, è toccato a Berlusconi con il ritiro dall’Iraq ad inciampare in quel di Vespa. Mentre di giorno Fini veniva applaudito in Parlamento per la sua impeccabile relazione sulla tragedia di Baghdad, alla sera sulle poltrone di Porta a Porta rilevava le falle della sua pomposa ricostruzione. Ora tocca a Berlusconi con la sua prima vera gaffe transatlantica commessa sul suo terreno, lo studio televisivo. Abbagliato dai riflettori e da elezioni regionali che si preannunciano in salita, il Premier si è fatto scappare un “auspicio” sgradito alla Coalizione dei Volenterosi. Ma si tratta di semplici gaffe dovute al troppo lavoro, o c’è qualcosa di più? Potrebbe trattarsi di dilettantismo, ma nel caso di Fini sembra poco probabile. Oppure potrebbe trattarsi di scarsa dimestichezza con il mezzo televisivo, ma nel caso di Berlusconi è una contraddizioni in termini. Potrebbe allora trattarsi di un errore giornalistico, ma l’errore l’avrebbero commesso in troppi. O forse siamo in presenza di una nuova sindrome che colpisce la politica. Nell’era della politica virtuale, i leader prendono le grandi decisioni sul divano di casa propria, e i dibattiti parlamentari vengono evitati come fossero una lungaggine burocratica. Quando poi si deve parlare al popolo si va in televisione. E sono proprio i comizi senza popolo e i dibattiti senza opposizione fatti passando da un salotto all’altro che risultano mentalmente difficili da gestire. L’assenza fisica degli avversari e l’ambiente standard da salotto, causa nel politico una sorta di cortocircuito tra uomo, esponente politico, carica istituzionale e attore di spot. E’ infatti del tutto normale che se la scenografia è sempre la stessa e in assenza di pubblico, gli attori finiscono per confondersi e recitare il copione sbagliato. Per fortuna in Italia la crocetta sulla scheda elettorale si fa ancora con la matita.
Tommaso Merlo
Milano

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