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Cronologia di un assurdo licenziamento e della Via Crucis nei Tribunali

Segnalazioni dagli  utenti di censurati.it 

Notizie dal fronte Rolo Banca/Della Gatta 

La via Crucis di un licenziamento senza giusta causa 

Riassunto completo e cronologico di questa storia che va avanti dal 17 giugno 1997. 

IL FATTO: La persecuzione del Rolo Banca nei miei confronti continua. 

Scomparso il fascicolo nell’udienza finale della guerra che mi vede in difesa contro la potenza economica che si chiama “Rolo Banca 1473”. 

Lo ritrovo. E ora attendo la data della prossima udienza. 

Mi auguro quella finale, che chiude per sempre questa tragedia. 

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Cronologia degli avvenimenti: 

Civile: 

17 Giugno 97 – 1^ licenziamento 

05 Settembre 97 – 1^ Udienza in Pretura 

21 Novembre 97 – Reintegro (mai avvenuto) 

13 Gennaio 98 – 2^ licenziamento 

10 Febbraio 98 – Ricorso in Pretura con ex art. 700 cpc (motivi d’urgenza) 

27 Aprile 98 – La giudice Bajardi respinge i motivi d’urgenza 

23 Maggio 98 – Mio reclamo in Tribunale 

22 Dicembre 98 – 1^ udienza 

11 Febbraio 99 – 2^ udienza e rigetto del mio ricorso 

Marzo 99 – Mio ricorso in Corte d’Appello 

17 Marzo 99 – Mia denuncia alla Procura di Bologna contro direttore generale, signor Cesare Farsetti e Pres. Consiglio d’Amministrazione e direttrice del personale Luigia Botton. 

Marzo 99 – Denuncia contro il Giudice alla Procura di Perugia perchÈ aveva applicato al mio caso una sentenza della Cassazione che con me nulla aveva a che vedere. 

Settembre 99 – Fissazione della data di udienza in Corte d’Appello al 6 Novembre 2000 

Novembre 99 – Presento reclamo alle autorit‡ per il troppo tempo che dovr‡ passare fino a novembre 2000 e viene fissata al 19 aprile 2000. 

14 Gennaio 2000 – Richiesta di archiviazione della mia denuncia contro il direttore generale del Rolo. 

19 Aprile 2000 – Udienza in Corte d’Appello – Dura 4 Minuti – Viene rimandata al 27 aprile 2001. 

13 Luglio 2000 – Mio ricorso contro lo Stato Italiano al Tribunale dei diritti dell’Uomo a Strasburgo, per la violazione dell’art. 6 del Trattato.† 

27 Aprile 2001 – Viene rinviata per soprannumero al 3 maggio 2001 

03 Maggio 2001 – La causa salta per l’inspiegabile assenza del fascicolo. E il giudice dice che se non lo si trova entro maggio la causa va al 10 maggio 2002 

04 Maggio 2001 – Lo cerco nelle varie cancellerie dei tribunali e l’ho rintraccio: stava al Tribunale Penale. 

19 Maggio 2001 – Presentata dall’avvocato Andreozzi l’istanza di anticipo udienza (a giugno prossimo venturo, salvo colpi di scena successivi) giusto suggerimento del Giudice.† 

Presidente della Corte: D.ssa Amelia Torrice 

Penale:† 

10 Dicembre 97 – Denuncia contro di me come falso invalido 

Giugno 98 – Avviso di garanzia x truffa (falso invalido) 

22 Aprile 99 – Richiesta proroga indagini preliminari 

07 Ottobre 99 – Richiesta di archiviazione da parte del PM 

8 Novembre 99 – Presentano opposizione all’archiviazione 

27 Gennaio 2000 – Archiviazione denuncia come falso invalido 

12 Maggio 2000 – Fanno opposizione all’archiviazione 

30 Agosto 2000 – Fanno ricorso in Cassazione contro il rigetto della loro opposizione all’archiviazione (Giudice Carini) 

27 Febbraio 2001 – Archiviazione denuncia per diffamazione 

27 Marzo 2001 – Archiviazione in Cassazione del loro ricorso denuncia come falso invalido 

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Ma come Ë iniziata questa storia? 

E perchÈ mi licenziarono? 

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Alla data del 15 maggio 97 ero invalido al 80%, per il diabete e altre patologie interne. 

Nel maggio ë97 un amico mi disse che se fossi riuscito a diventare invalido al 100% sarei potuto andare in pensione prima. E per poter avere quest’aumento d’invalidit‡ la prassi Ë la seguente: 

Si va dal proprio medico privato per farsi fare un certificato medico generale, nel quale sono elencate tutte le patologie esistenti, e perfino il numero dei denti mancanti fa numero per la legge (legge 104 5/2/92) sull’invalidit‡. 

Questo certificato, poi, lo si presenta all’USL di competenza e si aspetta di essere convocato per andare davanti alla Commissione medica provinciale che, visitato il paziente, esaminati i documenti, decide infine se sussiste l’aggravamento. 

CosÏ feci

Faccio notare che fino al giorno prima del licenziamento facevo il cassiere nellíagenzia di Via Boccea, a Roma, ed ero ben quotato, sia dalla clientela sia dall’azienda stessa, come risulta dalla “pagella” annuale (accompagnata dal premio di rendimento) che proprio dieci giorni prima ricevetti e sia dalle centinaia di clienti che firmarono la petizione in mio favore, fuori
allíagenzia. E furono i primi a rimanere increduli e perplessi, per questo licenziamento avvenuto dalla sera alla mattina, come se fossi stato un ladro, colto in flagrante di reato. 

Dov’Ë che ho fatto lo sbaglio? 

Quel certificato medico generale, redatto dal mio medico di fiducia, ebbi la sventura di allegarlo alla domanda di trasferimento ad un’altra agenzia che inoltrai alla direzione della Banca, per ricevere maggiore comprensione. 

Non lo avessi mai fatto. 

Appena arrivÚ alla Banca m’inviarono la lettera di licenziamento. E cosÏ facendo violarono tutte le leggi sul lavoro, i contratti sindacali, etc. 

Se i certificati che rilasciano i medici della mutua, nei quali si prospetta un’invalidit‡ totale dei propri pazienti, avessero valore legale solo a Roma gli invalidi sarebbero milioni. 

Presentai subito ricorso alla Pretura del Lavoro. Furono sei mesi di tormento, debiti, battaglie. 

Il sette ottobre (97) il pretore dr. Fiorioli mi fece sottoporre a perizia medica del Tribunale, affidando líincarico a una commissione della Banca díItalia. 

Il responso fu: pur essendo invalido, certamente non al 100%, ero perfettamente in grado di fare il lavoro che facevo prima che la banca mi licenziasse in tronco. 

Il Giudice Fiorioli mi reintegrÚ nel posto di lavoro e annullÚ il licenziamento come se questo non fosse mai avvenuto.† Il 21 novembre uscÏ la sentenza di reintegro nel posto di lavoro. A Natale ebbi gli arretrati e mi misi in attesa di una telefonata, di una lettera, insomma di un qualche cosa che mi richiamasse nel posto di lavoro. 

Niente

Il 13 gennaio scorso arrivÚ. Ma era un secondo licenziamento. 

I motivi di quest’altro ingiusto e indebito licenziamento sono i
seguenti: 

1.†††††Mi accusano di essere uscito sui giornali nel mese di agosto e di aver criticato l’operato dell’azienda 

2.††††† Di aver raccolto firme dai clienti fuori all’agenzia dove lavoravo 

3.††††† Di aver voluto offendere (in una lettera) la direttrice del personale che invece di scrivere il suo cognome: Botton scrissi Bottom. (che secondo loro significa, in inglese: fondo ñ da loro allungato a fondo schiena) 

4.††††† In un vous parlez col dirigente della filiale avrei† proferito minacce: “farò intervenire la camorra e la farÚ pagare ai responsabili della mia rovina”. 

Il mio avvocato, Claudio Andreozzi, sostiene nel ricorso, che non Ë licenziabile una persona che non Ë dipendente, essendo le accuse (oltre che false) riferite al periodo che non avevo pi? alcun vincolo di dipendenza. E quand’anche fosse censurabile il mio comportamento ero, unitamente alla mia famiglia, sotto un tremendo shock emotivo e trauma psicologico, tanto da arrivare al punto di farla finita per sempre qualora la banca non avesse fatto marcia indietro. 

Nel ricorso, in particolare, líavvocato Andreozzi afferma: 

-†††††††sui giornali non cíË nessuna offesa ma solo un commento di ordine politico, scritto dallo stesso Della Gatta essendo giornalista iscritto allíOrdine. 

-†††††††líerrore della ìNî con la ìMî, nel nome Botton, Ë ridicolo. La ìMî e la ìNî sulla tastiera dl computer stanno vicine e líerrore fu commesso in una lettera che il Della Gatta scrisse, durante il periodo di licenziamento, alla direttrice del personale, pregandola come una Madonna di fare marcia indietro. Non si offende una persona nello stesso momento in cui le si rivolge una preghiera. 

-†††††††Il dirigente della filiale a cui il Della Gatta avrebbe proferito minacce in un’interrogazione dal Giudice ha sostenuto ben altro, ossia che il Della Gatta avrebbe detto-: questa non Ë Giustizia, questa Ë camorra. Il che Ë ben diverso. 

L’avvocato Andreozzi chiede per il ricorso i motivi díurgenza (ex art. 700 cc) e questi vengono respinti dal Giudice Laura Bajardi. Si presenta reclamo al Tribunale e anche qui i motivi díurgenza vengono respinti. 

Si arriva allíudienza del 22 dicembre 98. 

Il Giudice Daniela Bracci crea, col suo comportamento uníatmosfera a noi positiva, in quanto dalle sue parole emerge anche per lei la convinzione che non si puÚ licenziare uno che non Ë dipendente e, quindi, si tratta meramente di una questione di diritto e non di merito. 

Gli avvocati della Banca restano un poí perplessi in quanto a malapena riescono ad aprire il dossier che si erano portati appresso da Bologna. 

Usciamo sereni dalla Pretura e il Giudice rimanda gli Avvocati alle ìNoteî, al 10 febbraio 99. 

Io passo un Natale tranquillo, finalmente pi? sereno, certo che il 10 febbraio la Giustizia avrebbe trionfato di nuovo. 

Il 10 febbraio del 99. Il grande giorno. 

Anche questa volta atmosfera favorevole. Il tutto in quattro minuti. Alla fine, non so il perchÈ, il Giudice rimanda al giorno successivo líuscita della sentenza. 

11 Febbraio ñ Giorno dopo

Mi telefona la segretaria dellíavvocato (certamente lui non ha avuto la forza di farlo personalmente) e mi comunica che il Giudice ha respinto il ricorso. 

Dopo alcuni giorni leggiamo la sentenza e scopriamo che non ha alcuna sussistenza. 

PerchÈ? 

Il giudice ha applicato al mio caso una sentenza della Corte di Cassazione che con me, come direbbe Di Pietro, non cíazzecca proprio! 

Tale sentenza, nella sua fattispecie, Ë relativa ad un impiegato che fu licenziato, fece ricorso alla Magistratura e, in attesa della causa in Tribunale, si mise a lavorare con una Ditta concorrente a quella presso cui aveva lavorato prima. La Massima della Cassazione sottolinea che un impiegato che fa ricorso e che quindi sta in attesa dellíudienza in
Pretura, deve continuare a gestire il rapporto di fiducia con líazienda che lo ha licenziato e che se presta la sua opera a una ditta concorrente tradisce in pieno questo rapporto. 

E con me questa sentenza non cíazzecca!!! 

Líavvocato Andreozzi presenta subito (17 Marzo 99) il ricorso in Corte díAppello e il Tribunale di Roma ci mette sette mesi, dico sette, soltanto per decidere quando ci sar‡ líudienza: 6 Novembre 2000. 

Vado alla Procura Generale della Repubblica di Perugia e presento un esposto contro il giudice Daniela Bracci per aver, o con incompetenza o con dolo, respinto il nostro ricorso. 

E sto preparando un altro esposto contro il responsabile che ha respinto, senza aver letto- le
carte, la richiesta dei motivi díurgenza (ex art. 700 c.c.). 

Attendiamo il 6 Novembre 2000? 

Con il casino che faccio l’udienza in Corte di Appello viene fissata, invece, al 19 aprile 2000. 

Arriva il 19 aprile, dura 5 minuti, il tempo materiale per rimandare ancora, stavolta al 27 aprile 2001. 

Questo Ë líaspetto civile di questa storia che va avanti dal giugno 97. 

Aspetto penale

In data 17 Marzo 99 presento un’ampia documentazione alla Procura della repubblica di Bologna, attraverso la locale stazione dei Carabinieri.† 

La denuncia-Querela Ë contro i vertici aziendali e del Consiglio di Amministrazione della Banca. I reati che ipotizzo vanno dalla calunnia, alla diffamazione, al falso, a comportamento
antisindacale, all’istigazione a delinquere, all’istigazione al suicidio, etc. etc. 

PerchÈ calunnia? 

Gli avvocati nelle memorie difensive, portate il giorno delle “Note”, dichiarano che io ero falso invalido,ovvero attraverso una falsa rappresentazione dello stato di salute avrei “truffato” sia la Banca, avendo goduto negli ultimi tempi di alcuni benefici previsti dalla legge, sia lo Stato. 

Ed ecco che nella denuncia ai carabinieri allegai circa 250 pagine di documenti relative a tutta la mia storia sanitaria, cronologica, che va dal 1973 al 99. 

E’ da ricordare che nel giugno 93 fui assunto in questa Banca con la legge 482, dopo essere stato anche sottoposto a perizia medica. Allora ero invalido al 75%. 

Nelle loro memorie presentate al Giudice asseriscono che avrei truffato anche lo Stato, ovvero l’INPS, in quanto mi erogano ogni mese un assegno di invalidit‡. 

E’ da sottolineare il fatto che l’INPS agisce indipendentemente dalla USL. Bisogna
essere riconosciuti invalidi anche da loro, con proprie perizie mediche. 

Nel giugno ’98 vengo a sapere dalla Procura della repubblica di Roma che ero sottoposto a indagini appunto per quelle imputazioni. La banca, praticamente, per sostenere tutta la storia, per giustificare l’arbitrio e l’arroganza di un licenziamento che non sta nÈ in cielo e nÈ in terra, cosa fa? Presenta denuncia contro di me e contro ignoti per truffa. 

Dopo due semestri di indagini il 21 luglio scorso il P.M. Emma D’Ortona, davanti alle due ipotesi di rinvio a giudizio (se le accuse della banca si fossero rivelate fondate) e l’archiviazione per non luogo a procedere opta per quest’ultima. Le accuse della Banca si sono rivelate infondate e quindi ora procedo per il grande risarcimento dei
danni, che credetemi sono ingenti:  Ictus cerebrale di mia madre all’apprendimento della notizia del licenziamento in tronco† 

Abbandono degli studi da parte di mio figlio dopo tanti anni di sacrifici per mandarlo a scuola 

Aggravamento esponenziale del mio stato di salute, in particolar modo del galoppante
diabete. Ho dovuto rinunciare ad un intervento chirurgico per mancanza di fondi 

Continuo stress che va avanti dal 97 che ha dissipato il mio amore alla vita 

Perdita della dignit‡ umana: Prestiti a non finire per andare avanti 

Perdita della moralit‡: la gente, ignorante in materie giuridiche, ha pensato: Gli invalidi non
si possono licenziare. Quello per essere stato licenziato qualcosa di grave avr‡ fatto! 

Nell’ambito del territorio ove ho vissuto, visto la mia precedente attivit‡ giornalistica, artistica e politica, ho perso ogni stima. 

Colpo di scena. La banca fa opposizione a questa archiviazione, e il Gip, dr. Carini, respinge anche questa. Non contenti fanno ricorso in Cassazione e il 21 novembre 2000 il Procuratore Generale della Cassazione chiede il rigetto perchÈ inammissibile. Il 27 marzo la
sentenza della Cassazione ritiene inammissibile il loro ricorso. 

Altro colpo di scena:

La banca non contenta ancora, a novembre 2000 presenta un’altra denuncia contro di me, stavolta per diffamazione. Il Pm, dr. Piro, ne chiede l’archiviazione. Loro presentano opposizione a quest’altra richiesta di archiviazione e il 21 febbraio il Gip dr. Claudio D’Angelo mi d‡ giustizia ritenendo che non ci sono gli estremi della diffamazione. 

Gaetano Della Gatta 

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Il Tribunale dei Diritti dell’Uomo, di Strasburgo, ha accolto il mio ricorso contro lo Stato italiano, per i tempi lunghi della giustizia in Italia e mi ha richiesto due documenti, per
completare la pratica, che sto provvedendo a spedire. 

Questa storia, quest’ingiusto licenziamento, mi ha procurato ferite profonde nella salute, negli affetti e nella dignit‡. Se il 27 aprile dovessi uscire vincitore da questa guerra i giudici
di merito sapranno mai valutare l’ammontare del risarcimento per i gravi danni subiti e subendi?
 

† 

 

  

Don Chisciotte 

Periodico iscritto al nr 855† 

Tribunale di Reggio Emilia 

il 18 Marzo 1993 

Direttore Responsabile: 

Gaetano Della Gatta 

Edizioni: La Spirale s.a.s. 

di Gaetano Della Gatta & c. 

Cronologia a ritroso degli avvenimenti 

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Qui di seguito, cliccando su ognuno di essi, puoi vedere i dispositivi di sentenza della Cassazione 

Cassazione –
Dispositivo di sentenza – 1

Cassazione –
Dispositivo di sentenza – 2

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